Il pane precotto o surgelato deve per forza di cose essere venduto imbustato ed etichettato. Con diciture che ne spieghino esattamente la provenienza.

Pane truffa etichetta
Foto © AdobeStock

Un alimento che non può assolutamente mancare sulla nostra tavola. Anzi, se non fosse per alcune prescrizioni mediche che tendono a ridurlo per questioni di diete specifiche, il pane sarebbe senza ombra di dubbio l’alimento più consumato a livello generale. Più della pasta e del riso. Non è un caso che, durante il lockdown, la maggior parte delle famiglie abbia riscoperto il gusto di prepararlo in casa, acquistando gli ingredienti e procedendo con la vecchia ricetta della nonna. Un modo per ribadire quanto il pane sia simbolo di convivialità, l’alimento per eccellenza.

Certo, con la ripresa della normalità è iniziato nuovamente il ricorso al metodo tradizionale. Quello dei nostri tempi, che vuole il pane acquistato direttamente dal fornaio. O addirittura al supermercato, magari precotto o perfino surgelato. I consumatori possono acquistare il prodotto in diverse tipologie, anche se la prediletta resta quella del panettiere. Anche perché, negli altri casi non è sempre possibile riconoscere il pane fresco. Specie se, come nelle ultime settimane, viene colpito dalla cosiddetta truffa dell’etichetta.

Pane, la truffa dell’etichetta: come riconoscerla

Il diritto dei consumatori a riconoscere la freschezza del prodotto è sancita dal Consiglio di Stato. Tuttavia in alcune circostanze le regole finiscono per non essere rispettate. Lo scorso ottobre, proprio il Consiglio ha rifiutato il ricorso al Tar da parte di un supermercato pugliese nei confronti della Asl di Lecce, ribadendo l’obbligo di indicare sull’etichetta delle confezioni tutte le diciture dovute. Fra queste, quella che indica il prodotto finale come “ottenuto da pane parzialmente cotto surgelato”, oppure parzialmente cotto. In questo modo, il cliente avrebbe potuto scegliere liberamente il più indicato per le proprie esigenze, mentre il fornitore sarebbe rimasto nell’egida del regolamento.

LEGGI ANCHE >>> Stop alla vendita di questo pane: in Italia non si potrà più acquistare

Nel gennaio 2020, sempre in un supermercato era stato disposto il sequestro di 23 chili di pane precotto da parte dei Nas. Questo perché il cliente imbustava il prodotto in maniera autonoma senza tuttavia la presenza di preconfezionamento del pane precotto. Per questo al rivenditore è stato revocato il consenso alla vendita del reparto self-service del pane. La legge, infatti, dispone che in questi casi il prodotto debba essere non solo confezionato ma anche etichettato riportando le suddette diciture. Stesso discorso anche nel caso in cui la cottura avvenga direttamente in negozio: la deroga alla preparazione, infatti, non rimuove l’obbligatorietà del confezionamento e dell’etichettatura.