Chi l’ha detto che vincere al SuperEnalotto svolti sempre la vita in meglio? A volte, secondo gli esperti, può verificarsi esattamente il contrario.

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È vero, i soldi non danno la felicità. Però è opinione comune che una grossa mano, in determinati contesti, finiscono per darla. Forse per questo chi non è nato ricco, ovvero la maggior parte delle persone, finisce per affidarsi alla fortuna. SuperEnalotto o gratta e vinci che sia, la speranza di vincere abbastanza denaro per sistemarsi a vita è condivisa da chiunque tenti questa strada. E qualcuno ci riesce pure. Uno su mille, certo, ma comunque una percentuale che continua a incoraggiare parecchie persone a proseguire con questi tentativi. I quali, perlopiù, sono destinati a restare vani.

È vero che la speranza è l’ultima a morire e che la fiducia in sé stessi e nella propria fortuna è essenziale per vivere bene. Vincere una bella somma al SuperEnalotto, nel pensare comune, significherebbe risolvere parecchi problemi. Ma siamo davvero sicuri che sia così? Secondo i dati della Società italiana di psicologia, recentemente pubblicati su Vanitiy Fair, non sarebbe tutto oro quello che luccica. Anzi, addirittura un neomilionario su tre, ovvero il 35% di chi vince somme elevate, vedrebbe la propria qualità di vita peggiorare inesorabilmente.

Vincere al SuperEnalotto non dà (sempre) la felicità: lo studio degli psicologi

Alzi la mano chi se lo sarebbe aspettato. I vincitori del SuperEnalotto, nel caso di somme importanti, restano anonimi. Questo perché, chiaramente, al netto delle varie tassazioni la loro vita è destinata a cambiare. E in effetti, secondo gli psicologi, la vita cambia. Non solo in meglio purtroppo, visto che possono subentrare degli effetti collaterali come la cosiddetta depressione post-vincita o anche sindrome da ricchezza improvvisa. In sostanza, possono subentrare delle sensazioni di disagio iniziali, che lasciano poi il posto a una sorta di illusione di onnipotenza. Fino a sviluppare dei bisogni inconsci di incrementare le scorte di denaro per mantenere un welfare decisamente sopra gli standard.

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Il rischio principale è quindi quello della depressione. Secondo i curatori della ricerca, infatti, il nostro cervello non sarebbe in grado di reggere uno stimolo di tale intensità, finendo per provocare degli episodi di mala gestione e addirittura di dilapidazione del patrimonio accumulato. In alcune occasioni, il vincitore può addirittura sviluppare una sorta di senso di colpa per la vittoria, producendosi in gesti plateali nei confronti di amici e parenti. Per questo, in appena due anni, l’87% dei vincitori finisce per tornare alla vita di prima. Un vero effetto boomerang.