Vediamo cosa devono fare a livello burocratico dei genitori che vogliono donare casa ai figli. Come evitare contestazioni degli altri eredi e soprattutto del Fisco

Donare casa ai figli
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Quando un figlio cresce e magari è in procinto di mettere su famiglia, può essere fisiologico che dei genitori decidano di donargli una casa qualora ne abbiano una. In alternativa chi non ha a disposizione immobili, ma ha delle buone possibilità economiche, elargisce ai propri figli una somma di denaro volta all’acquisto di un’abitazione.

Entrambe le situazioni però prevedono dei cavilli burocratici di cui tener conto. In particolar modo è fondamentale conoscerli quando si decide di donare un appartamento solo ad un dei figli.

Donare casa ai figli: cosa fare per concedere la propria abitazione

Partendo dal caso in cui i genitori vogliano concedere una loro proprietà ad un figlio, è necessario redigere un atto di donazione alla presenza di un notaio e di due testimoni. Non occorre nessun contratto preliminare. Questo infatti va in netto contrasto con l’atto di donazione.

Come dare al figlio del denaro per l’acquisto di una casa

Piuttosto differente è la dinamica in cui i genitori donano al figlio la somma di denaro necessaria a pagare il prezzo di vendita (o almeno di una parte). La somma deve essere elargita attraverso un bonifico sul conto corrente e nella causale deve essere specificato che l’importo viene concesso per l’acquisto dell’immobile.

Anche al momento della stipula dell’atto di compravendita bisogna specificare questo aspetto. In caso contrario viene intesa come una donazione generica. Quindi per compiere definitivamente l’acquisto sarebbe necessario recarsi dal notaio con tutte le spese annesse e connesse.

Al pari di tante altre operazioni, bisogna dimostrare la provenienza del denaro, onde evitare che scattino gli accertamenti fiscali tramite Redditometro da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

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La donazione della casa ad un solo figlio può generare dei conflitti con gli altri in sede di divisione dell’eredità. Secondo la legge ogni erede ha diritto ad una quota minima denominata legittima. Questa non può essere lesa in nessun modo neanche con testamento.

Quindi se la concessione della casa ha ridotto le quote di legittima degli altri figli, questi possono far valere i propri diritti. Entro 10 anni dall’apertura della successione possono impugnare la donazione e riprendersi il bene affinché venga diviso in parti uguali. 

Per evitarlo i coeredi dovrebbe firmare l’atto di rinuncia alla contestazione. Ciò però può essere fatto solo dopo la morte del genitore donante. In alternativa bisognerebbe dare la casa a tutti i figli e lasciare che siano loro a donare le proprie quote ad un unico fratello.