Ape Sociale rafforzata e Opzione Donna prorogata ma con soglia di età alzata. Le misure sulle pensioni a doppio taglio: la flessibilità avrà un costo.

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Per il momento si parla la lingua dei rinnovi per quel che riguarda la riforma delle pensioni. Dall’Ape Sociale, rafforzata con l’estensione dei lavori usuranti, a Opzione Donna (la cui età limite è stata però alzata), tutto procede secondo quelli che erano stati i sentori che avevano anticipato la discussione sulla Manovra. A questo va ad aggiungersi la misura ponte di Quota 102. La quale consentirà il pensionamento con il metodo del 64+38 per quanto riguarda l’età anagrafica e gli anni di contributi versati. Mala questione è ben più estesa rispetto ai meri calcoli.

A prescindere dall’innalzamento della soglia di età (60/61 rispetto ai precedenti 58/59) per Opzione Donna, l’unico vero vantaggio sembra essere legato all’ampliamento del ventaglio dei lavori usuranti, che consentiranno un accesso prioritario alle pensioni. Per quanto riguarda Quota 102, oltre all’asticella anagrafica e contributiva alzata, rappresenta solo uno strumento di passaggio a quello che, a ora, sarà un ritorno ai dettami della legge Fornero. Unica opzione attualmente al vaglio, quella della cosiddetta “Opzione tutti”, ovvero uscita dal lavoro a 63 anni con calcolo dell’assegno su base interamente contributiva.

Pensioni anticipata, quanto si perde? La cesoia per chi esce prima

Per il momento, quasi tutte le opzioni prevedono un avanzamento dell’età anagrafica e, quindi, degli anni contributivi. Per Opzione Donna si è alzato il pressing di alcune forze politiche affinché si proceda a una proroga senza far lievitare l’età fino a 60 o 61 anni. Così com’è, le donne lavoratrici potrebbero andare in pensione con 35 anni di contributi e un massimo di 58 anni di età se dipendenti o di 59 se autonome. Il punto, secondo i sostenitori della tesi dell’Opzione originaria, è che il sistema non porta costi in termini strutturali. Questo perché il calcolo, di per sé, significherebbe una forbice del 25-30% sull’importo.

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In sostanza, pur rappresentando forse un vantaggio in termini personali, il pensionamento anticipato rappresenterà un sistema di taglio implicito. La cosiddetta Opzione tutti, infatti, verrebbe presa in considerazione solo con il sistema del calcolo contributivo integrale. E, quindi, di un deciso colpo di cesoia all’assegno. Il prezzo dell’auspicata flessibilità in sostanza, anche se i sindacati stessi sembrano più propensi all’accordo, considerando che il sistema misto non creerà più differenza fra i lavoratori pre e post-riforma Dini. L’unica opzione certa di beneficio sarebbe a questo punto l’Ape Sociale, anche se il nodo principale resta a monte e riguarda la questione occupazionale. Un problema annoso che il Governo proverà a incentivare tramite il rafforzamento delle offerte di lavoro per chi percepisce il Reddito di Cittadinanza. Almeno come misura prima.