Due crisi globali connesse a filo doppio. Clima in sofferenza e rischio di insicurezza alimentare vanno di pari passo. La denuncia di Azione contro la Fame.

Fame nel mondo
Foto © Andrew Parsons – ACF

Stop ai combustibili fossili ma non tutti sono d’accordo. Conciliare le misure contro l’emergenza climatica con quelle relative alla crisi economica sembra essere il vero nodo da sciogliere nel consesso della Cop26 sul clima di Glasgow. Senza forse rendersi veramente conto che tutto è connesso, collegato, stretto a filo doppio. Il cambiamento climatico, lo si chiami riscaldamento globale o in qualunque altro modo, è ormai da tempo un fatto acclarato, concordato dalla scienza e radicato nella coscienza collettiva. E anche testimoniato a ben vedere, considerando il succedersi sempre più frequente di eventi atmosferici estremi, anche in zone del Pianeta inusuali per determinati fenomeni.

Ma non è solo questione di temperature ed emissioni. L’impatto del global warming colpisce laddove i suoi effetti sono più evidenti. E, soprattutto, influiscono sull’andamento della vita quotidiana. Magari prosciugando un torrente o inaridendo la terra di un raccolto. Azzerando, in sostanza, le fonti di vita di una determinata popolazione. Accade fin troppo spesso e, ancora con più frequenza, al di là dei coni di luce dei riflettori del mondo. L’ennesima allerta arriva da Azione contro la Fame, proprio in contemporanea con il vertice Onu sul clima in corso in Scozia: “Dei 35 Paesi più minacciati dal cambiamento climatico, ben 27 soffrono di insicurezza alimentare estrema”. Ed è solo l’inizio dell’emergenza.

Fame e crisi climatica, la denuncia di Azione contro la Fame

Un nesso inscindibile, eppure poco considerato. L’emergenza climatica contribuisce quanto le crisi economiche all’insicurezza alimentare. Una combinazione di fattori che esplode nel momento in cui si trasferisce in Paesi già in condizioni di crisi. Come spiega il direttore generale di Azione contro la Fame, Simone Garroni, va ricordato che “la crisi climatica preluda, oggi, a una sempre più evidente impossibilità da parte delle popolazioni più vulnerabili di avere accesso al cibo”. Per questo viene rinnovato l’appello affinché il summit Onu si chiuda con un piano d’azione preciso. A fronte di un piano anti-emergenza ormai non più rimandabile. La stessa AcF, nei giorni scorsi, ha diramato il suo manifesto “Mai più Fame”, documento-appello indirizzato ai leader nazionali e internazionali, allo scopo non tanto di sensibilizzare, quanto di impegnare le risorse sul fronte dell’insicurezza alimentare.

Verso la catastrofe

I numeri sono impressionanti. Tra Africa, Asia e America Latina, più di 15 milioni di persone vivono di agricoltura e allevamento, risultando fra i più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici. Dalle inondazioni alle tempeste, fino alle siccità: la crisi del clima terrestre rappresenta la prima ragione dell’emergenza fame. “Gli attuali impegni sono lungi dall’essere sufficienti: attualmente ci stiamo dirigendo verso 2,7 gradi con possibili conseguenze catastrofiche sulla già precaria situazione alimentare di diverse centinaia di milioni di persone nel mondo”.

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Un allarme che risuona non solo sui tavoli dei congressi ma anche nelle coscienze degli uomini. Anche perché supportato da fonti autorevoli, come il rapporto Climate Change – A Hunger Crisis In The Making. Documento nel quale si prospetta una crisi da piano inclinato con effetti devastanti da qui al 2040. Si va dai rendimenti globali delle colture ridotti del 50% fino al rischio disoccupazione per 400 milioni di persone, mentre altre 700 milioni saranno esposte al rischio di siccità. Dati che confermano la necessità di un piano d’azione immediato, che vada oltre lo stop alle emissioni. “Ci stiamo dirigendo – conclude Azione contro la Fame – verso una crisi globale senza precedenti che costerà milioni di vite… I leader politici hanno il dovere di agire migliorando, significativamente, i loro piani di protezione del clima”. Innanzitutto sostenendo maggiormente gli aiuti umanitari. L’avanguardia dell’azione globale, che tocca con mano l’emergenza e tutti i suoi effetti.