Attenzione, anche gli arretrati degli Assegni familiari possono essere richiesti. A patto di rispettare alcuni requisiti, reddituali e lavorativi.

Assegni familiari
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In attesa che venga impostata la versione definitiva dell’Assegno unico, fino al 31 dicembre istituito in forma temporanea, ci sarà ancora spazio per l’accesso agli Assegni familiari e, in particolare, per la richiesta degli arretrati relativi ai periodi non goduti, fino a un massimo di 5 anni. Ricordiamo che il periodo del beneficio è compreso fra luglio e giugno dell’anno successivo, in questo caso luglio 2021 e giugno 2022. Almeno sulla carta, considerando che l’Assegno universale dovrebbe accorpare questa e altre misure agevolative destinate alle famiglie italiane.

Per quanto riguarda gli arretrati, è possibile al momento richiedere le somme non percepite riferite ai periodi annuali da luglio 2016 a giugno 2021, naturalmente procedendo a scaglioni di dodici mesi. Si tratta di una richiesta che dovrà tener conto delle eventuali nuove condizioni di chi percepisce gli assegni, dal momento che potrebbero essere passati anche cinque anni dagli arretrati non percepiti. I quali, peraltro, essendo in attesa da un periodo abbastanza lungo potrebbero essere anche una discreta somma.

Assegni familiari, come recuperare gli arretrati e chi li paga

Il primo dubbio da sciogliere è chi paga. Gli assegni familiari, molto frequenti fra i lavoratori, sono ad appannaggio dei datori di lavoro. Ma, nel caso di periodi di molto antecedenti, potrebbe accadere che il principale di allora non sia disposto al saldo. Resta il fatto che sarà comunque lui a dover pagare (o meglio anticipare) gli arretrati in questione nel momento in cui il lavoratore ne faccia richiesta. Fra le varie circostanze, una mancata richiesta in passato, una mancata erogazione o, semplicemente, il non essere a conoscenza del proprio diritto. L’importante è non oltrepassare la soglia dei cinque anni: trascorso tale periodo, infatti, gli Assegni familiari andranno in prescrizione.

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In sostanza, è sempre il datore di lavoro, anche se non dovesse esserlo più al momento della richiesta, a dover onorare gli Assegni familiari. Questo, però, non significa che sarà responsabile del saldo ma solo un anticipatore, nel senso che è l’Inps a farsi carico dell’onere. In pratica, anticipato il denaro, il datore di lavoro avrà diritto a chiedere a sua volta il rimborso per quanto corrisposto a dipendenti ed ex dipendenti. In casi specifici, come di iscrizione alla Gestione separata o di versamento sulla pensione, sarà l’Inps a farsi direttamente carico del saldo. Per quanto riguarda i requisiti, bisogna ricordare che gli assegni spettano ai lavoratori inquadrati nel settore privato, agricolo, domestico e somministrato, Gestione separata o dipendenti di ditte cessate o fallite. Rientrano fra i beneficiari anche i titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni ed ex Enpals, così come di prestazioni previdenziali. Sul piano reddituale, almeno il 70% del reddito familiare dovrà essere corrisposto tramite lavoro dipendente o assimilato.