A partire dal 1° novembre termina il blocco ai licenziamenti, con molti che vivranno un vero e proprio incubo. Ecco i settori interessati.

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L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“, recita l’articolo 1 della Costituzione del nostro Paese. Non sempre, purtroppo, le cose vanno come desiderato e in alcuni casi trovare un lavoro può risultare particolarmente complicato.

Ad aggravare la situazione, poi, l’impatto del Covid, che ha costretto molti imprenditori ad abbassare le serrande delle proprie attività. Se tutto questo non bastasse, a partire dal 1° novembre termina il blocco ai licenziamenti, con molti lavoratori che vivranno un vero e proprio incubo. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo quali sono i settori coinvolti.

Lavoro, termina il blocco ai licenziamenti: chi rischia di perdere il posto

A causa dell’impatto negativo del Covid sull’economia vi è un settore a rischio licenziamento collettivo, con circa 40 mila persone che potrebbero a breve restare senza lavoro. Se tutto questo non bastasse, a partire dal 1° novembre termina il blocco ai licenziamenti, con molti lavoratori che temono di vivere un vero e proprio incubo. A tal proposito ricordiamo che il divieto di licenziamento, varato a febbraio 2020, è scaduto lo scorso 30 giugno per le imprese medio – grandi della manifattura e dell’edilizia.

A partire dal 1° novembre, inoltre, termina anche per il settore terziario, piccole aziende, artigianato, industria tessile, abbigliamento e pelletteria. Una decisione che non passa di certo inosservata, con molti che temono di perdere il proprio posto di lavoro. In concomitanza con la fine del blocco ai licenziamenti, ricordiamo, il governo ha deciso di prorogare la cassa integrazione Covid con il Decreto legge fiscale.

Questo al fine di consentire ad alcuni lavoratori di usufruire di questa misura fino al 31 dicembre 2021. A tal proposito è bene ricordare che il periodo lungo il quale è possibile usufruire della Cassa integrazione differisce a seconda della categoria. Entrando nei dettagli, infatti, hanno diritto a:

  • massimo 13 settimane, le piccole imprese del terziario, commercio, artigiani, giornalisti, a patto che abbiano esaurito le 28 settimane della precedente proroga;
  • massimo 9 settimane le industrie del settore tessile, abbigliamento e pelletteria, purché abbiano esaurito le 17 settimane della precedente proroga.

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Nel caso in cui un datore di lavoro decida di usufruire della cassa integrazione Covid, non può licenziare i propri lavoratori, a meno che non vengano raggiunti degli accordi collettivi con i sindacati.