L’Inps non sospenderà più l’assegno di invalidità ai beneficiari che lavorano. L’emendamento del ministro Orlando aggiusta la norma controversa.

Assegno disabilità
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Erano state troppe le voci contrarie perché il Governo non decidesse di effettuare un atteso passo indietro. L’assegno di invalidità continuerà a essere erogato per tutti gli aventi diritto, a prescindere dallo svolgimento di un’attività lavorativa o meno. Negli ultimi giorni, infatti, il messaggio dell’Inps che indicava la sospensione dell’indennità al beneficiario che avesse svolto anche una modesta attività lavorativa retribuita aveva fatto parecchio discutere. A muoversi contro la decisione, in particolare, erano state le associazioni di categoria, tutt’latro che propense a farsi da parte.

E alla fine, con un emendamento presentato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il tiro viene aggiustato. Anche perché, il messaggio dell’Inps includeva qualunque beneficiario dell’assegno di invalidità, a prescindere dal suo reddito. Lo svolgimento di un lavoro, in pratica, lo avrebbe costretto a rinunciare all’importo dell’assegno. Anche se le condizioni di welfare familiare fossero state al di sotto della soglia di povertà. Una bomba a orologeria che, fortunatamente, alla fine non è scoppiata.

Assegno di invalidità, pericolo scampato: cosa dice l’emendamento

In sostanza, stando così le cose, al beneficiario dell’assegno di invalidità si sarebbe palesata l’incombenza di dover scegliere fra lo svolgimento di una piccola attività lavorativa di sostegno al reddito o l’abbandono totale di qualsiasi operato pur di continuare a percepire l’indennità. Una decisione ritenuta fin troppo drastica da parte delle associazioni di categoria, unite in una protesta andata avanti per giorni, in modo pressoché costante. Anche perché, in questo modo, ai lavoratori che soffrono condizioni di disabilità non verrà più richiesto di rinunciare a quello che, di fatto, rappresenta un percorso di inclusione sociale.

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L’assegno, quindi, continuerà a essere percepito da coloro che soffrono una percentuale di invalidità compresa fra il 74% e il 99%, con importo variabile a seconda dei redditi. Resta quindi in vigore il requisito reddituale. La novità riguarda essenzialmente il cavillo che “vietava” un’attività lavorativa. L’inabilità al lavoro non sarà quindi un requisito cardine come quello sanitario, situazione divenuta tale a tutti gli effetti dopo il messaggio dell’Inps dello scorso 14 ottobre. Del resto, l’importo concesso non è di quelli elevatissimi: 287,09 euro per redditi non superiori a 4.931,29 euro. Ecco perché un’attività lavorativa, sia pure conforme alle possibilità fisiche del beneficiario, è sempre risultata fondamentale. Prossimo obiettivo delle associazioni, proprio l’aumento degli assegni. Al momento, riconosciuto solo a coloro che raggiungono la condizione di invalidità pari al 100%.