Aumento esponenziale, nel secondo trimestre del 2021, rispetto allo stesso periodo del 2020. Pesa la crisi ma anche il ricollocamento. I dati ministeriali.

Dimissioni lavoro
Foto di Hilary Clark da Pixabay

La questione occupazionale è una costante del nostro Paese. Specialmente ora, in un momento storico caratterizzato da una crisi economica inattesa, in grado di lasciare strascichi estremamente gravi da qui al lungo periodo. Ma il dramma del poco lavoro parte da lontano, ben prima della pandemia. Un sistema estremamente complesso che, negli ultimi anni, ha penalizzato soprattutto i giovani, anche se laureati. Un quadro compromesso prima del Covid ma che, con le criticità portate dal virus, ha visto manifestarsi risvolti impensabili.

Secondo quanto emerso da un’indagine del Ministero del Lavoro, infatti, nel secondo trimestre del 2021 si sarebbe registrato un aumento esponenziale delle cessazioni dei rapporti di lavoro. Un dato che non stupisce troppo considerando l’emergenza occupazionale incrementata dalla pandemia. Quello che stupisce, invece, è che a fronte di 2,5 milioni di contratti cessati, ben 484 mila sarebbero frutto di dimissioni.

Dimissioni, 2021 funesto: cosa sta succedendo

Un dato che allarma. Anche perché l’interruzione dei contratti di lavoro è stata protagonista di un aumento tendenziale lungo tutto il secondo trimestre dell’anno in corso: +43,7%, seppure a fronte di una percentuale di attivazioni superiore, pari a +64,5%. Il problema è che la concentrazione delle cessazioni è arrivata fra aprile e giugno, con oltre 2 milioni di chiusure dei rapporti lavorativi, ovvero 786 mila unità in più rispetto allo stesso trimestre del 2020. Nessuna differenza fra genere: le dimissioni hanno riguardato sia uomini che donne, così come hanno interessato lavoratori in tutto il territorio nazionale. Va peggio al Centro (+69,1%, pari a +275mila).

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Come detto, però, il dato interessante riguarda più che altro il numero delle dimissioni. Ne secondo trimestre del 2021, infatti, si è registrato un +85% rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre se si considera solo il trimestre precedente, si registra un comunque significativo +37%. Da capire se si tratterà di un trend temporaneo: in questo caso, secondo gli esperti, la ragione sarebbe da ricercare nel mercato del lavoro congelato troppo a lungo. In caso contrario, le ragioni potrebbero derivare dal ricollocamento dei lavoratori. Anche se la crisi ha colpito soprattutto gli autonomi: dei 470 mila occupati in meno rispetto al periodo pre-pandemico, ben 378 mila sono indipendenti.