Secondo i sindacati, gli effetti del Green Pass obbligatorio sarebbero già visibili. Mentre il Governo insiste sulla campagna vaccinale come antidoto al virus.

Lavoro Green Pass
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L’introduzione in regime obbligatorio del Green Pass non ha provocato solo discussioni e proteste. Le conseguenze concrete, infatti, non hanno tardato a manifestarsi, dal momento che l’unica alternativa al vaccino resta quella dei tamponi. Altro argomento caldo, se non caldissimo, visto che sull’ipotesi della riduzione del costo il Governo non sembra intenzionato a indietreggiare. La spinta è tutta in direzione della campagna vaccinale, ritenuta l’unico vero strumento in grado di traghettare il Paese fuori dalla pandemia. Tanto più con l’approssimarsi dell’inverno e delle sintomatologie influenzali, in parte già manifestatesi.

Ma, a pochi giorni dall’introduzione in via obbligatoria, quanto ha effettivamente inciso il Green Pass sul welfare delle famiglie italiane? Gli effetti sono stati chiaramente indirizzati, indifferentemente, in quasi tutte le categorie professionali. E sono noti: sospensione dall’attività lavorativa e, di conseguenza, anche dello stipendio. Un quadro complessivo è naturalmente impossibile in questa fase. Tuttavia, i dati raccolti dall’Inps in queste settimane forniscono un’indicazione abbastanza precisa. Soprattutto in merito a due dati: l’aumento repentino delle richieste di ferie e malattia.

Green Pass obbligatorio, la “scappatoia”: i dati Inps

Un escamotage a quanto pare molto popolare. A parlarne è proprio l’Inps, che riferisce come, dal 15 ottobre a oggi, sarebbero stati individuati non meno di 50 mila certificati di malattia ritenuti “sospetti”. Dati evidenti soprattutto in provincia di Bolzano ma il trend sarebbe diffuso in tutta Italia. Un fenomeno chiaramente parziale, considerando che sia i giorni di ferie che di malattia non possono essere illimitati. E’ anche vero, comunque, che nelle prossime settimane è difficile ipotizzare la prosecuzione del trend che vede i lavoratori contrari al vaccino costretti a un tampone ogni 48 ore. Al momento non è comunque chiaro quanti siano effettivamente i lavoratori privi di Green Pass. Considerando i macro-dati, tuttavia, non risulta difficile ipotizzare che il contraccolpo economico, alla lunga, potrebbe farsi sentire in modo pesante. Specie per il motivo suddetto legato ai tamponi, che alla lunga potrebbe risultare proibitivo per molti.

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Secondo i sindacati, a ogni modo, può essere già stimato un valore di perdita, considerando che circa 100 mila persone (solo nella prima settimana di introduzione) sarebbero rimaste a casa senza stipendio. Il tutto, secondo la Cgia di Mestre, mentre sono circa 2,7 milioni gli occupati privi di vaccino, mentre altri 350 mila quelli esentati. Nel frattempo, qualche perplessità continua a manifestarsi anche sul piano dei controlli, specie sul sistema a campione. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, specie nel settore del lavoro domestico, la situazione sarebbe di difficile monitoraggio. E anche sanzionare i no Green Pass risulterebbe quasi impossibile. Nel lavoro negli ambienti domestici, ad esempio, l’Osservatorio Domina stima oltre 50 mila badanti conviventi che, al momento, sarebbero sprovviste della certificazione concessa dal vaccino.