Il caffè soprattutto in Italia è una sorta di rituale di cui non si può fare a meno. L’abuso però può avere degli effetti sul corpo da non sottovalutare per cui è bene trovare il giusto equilibrio

Caffè
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Il caffè è una bevanda amata in tutto il mondo. Ogni paese ha un suo modo di consumarlo. C’è a chi piace più lungo, più corto, più liquido, più denso o con l’aggiunta di altri prodotti, ma l’importante è sentire l’essenza dei semi della pianta tropicale. 

Si abbina bene ad ogni tipologia di stagione (in estate si predilige freddo) ed è accessibile a tutti, tanto da essere una delle bevande del popolo per antonomasia. Tutti però per sentito dire conosciamo gli effetti psicotropi di questa sostanza, ragion per cui per quanto possa essere un piacere non bisogna esagerare con i quantitativi.

Caffè: quante tazzine al giorno è giusto bere?

In Italia dove l’Espresso è una tradizione conosciuta a livello globale, molte persone non riescono proprio a farne a meno. Il primo va bevuto tassativamente a colazione, un altro durante la pausa lavoro di metà mattina e poi a dopo pranzo e nel pomeriggio.

Questi sono più o meno quelli standard, non è da escludere che i consumatori abituali ne prendano qualcuno in più durante l’arco della giornata e che decidano di sorseggiarlo anche a cena, quando solitamente è controindicato.

Inoltre non bisogna tralasciare gli incontri con amici o conoscenti in cui scatta subito la gara a chi offre prima il caffè. Discorso analogo quando ci si reca a casa di qualcuno. Di primo impatto la prima cosa che ci viene proposta è una tazza di caffè.

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Ma, focalizzandoci esclusivamente sull’aspetto salutare, quanti è lecito berne ogni giorno? Molto dipende anche dall’abitudine. Chi lo beve di rado, di certo non ne può prendere 3-4 al giorno così di punto in bianco. 

Anche chi è più avvezzo a questa pratica deve comunque fare attenzione, soprattutto se si bevono contestualmente altre sostante eccitanti o se si assumono dei farmaci. C’è poi da badare all’aspetto della pressione sanguigna, che ha comunque una breve durata e non determina l’aumento di patologie cardiovascolari.