Bere il caffè non è solo un’abitudine. Con i giusti quantitativi, anche il nostro organismo potrebbe beneficiarne. Ma attenzione a non esagerare.

Caffè
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Se si parla di bevande, solo l’acqua può considerarsi più ricercata del caffè. Il piacere di sorseggiarne una tazza è qualcosa che si concede quasi ogni persona al mondo, qualunque sia il Paese. E non è solo merito delle sue proprietà, sia digestive che energizzanti. A conferire al caffè un ruolo di tale rilievo nelle nostre abitudini è soprattutto il suo gusto. Non c’è bisogno di essere dei veri e propri intenditori per capire quando una miscela sia di alta qualità. Spesso è proprio la frequenza con la quale lo beviamo che ci consente di capire se davvero ci si trova di fronte a un prodotto di buona qualità.

Molti di noi sviluppano una vera e propria cultura del caffè, a volte dimenticando di fare attenzione a moderarne il consumo. Perché è vero che il suo apporto può essere positivo (anche per il ridotto carico calorico) ma è anche vero che il troppo stroppia in ogni caso, si tratti di un cibo o, come in questo caso, di una bevanda. La maggior parte di noi, però, sa bene come regolarsi. Tant’è che, andando avanti negli anni, c’è chi comincia ad apprezzare quella che rappresenta di fatto una valida alternativa alla versione classica, ovvero il decaffeinato. Non è un caso che sia particolarmente apprezzato dalle donne in gravidanza e da tutti gli over 60.

Caffè classico o decaffeinato: vantaggi e svantaggi

Non tutti sanno che in una singola tazzina di caffè sono presenti una quantità impressionante di nutrienti: dall’acqua alla caffeina, dalla fibra solubile a potassio e magnesio. Ma anche flavonoidi e proteine. Tutto in un semplice sorso, dal momento che il vero caffè si consuma in quantitativi ridotti. L’apporto calorico viene considerevolmente ridotto dalla quantità d’acqua, che è pari al 98% del totale. Il che favorisce anche la digeribilità, a patto che si lasci la tazzina “al naturale”, senza correzione con latte e liquori né con zucchero.

Assunto in quantitativi giusti, diventa una bevanda che, secondo studi scientifici, fornisce un aiuto positivo al nostro organismo, con la sua azione energizzante, favorevole al metabolismo e con la funzione di regolatrice della pressione arteriosa. Inoltre, il caffè rallenta l’assorbimento di carboidrati e contrasta l’insorgenza di patologie cardiovascolari e, addirittura, di altre come il morbo di Alzheimer fino al 30%. Tutte caratteristiche che lo indicano come particolarmente indicato per gli over 60.

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Ma allora quali vantaggi risiedono nel decaffeinato? E’ vero, la caffeina (sempre in quantitativi moderati) può favorire alcune attività benefiche del nostro corpo. Ma, allo stesso tempo, un sovradosaggio può esporre ad altrettanti rischi: innanzitutto quello della tachicardia, ma anche l’innalzamento della pressione arteriosa, insonnia e produzione di acidi gastrici e dell’azione erosiva. Fermo restando che un caffè totalmente decaffeinato non esiste (un quantitativo infinitesimale è sempre presente, nella misura anche dello 0,01%), è bene bilanciare l’assunzione. Secondo gli esperti, tre o quattro tazze di caffè classico (possibilmente senza zucchero) sarebbero il quantitativo ideale. Il decaffeinato può venire in aiuto di chi ha sviluppato determinate patologie (cardiache o di reflusso gastrico) o di coloro ipersensibili alla caffeina. In questi casi, la versione “dec” potrebbe dire la sua.