Fare un bonifico al figlio è possibile, tuttavia bisogna prestare attenzione ad un gesto che potrebbe costare caro. Ecco cosa c’è da sapere.

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Diventare genitori è l’esperienza più bella della vita. È sufficiente un sorriso dei propri figli, in effetti, per riuscire a rallegrare le nostre giornate. Oltre all’aspetto affettivo, però, non si può fare a meno di dover fare i conti anche con alcuni aspetti di ordine pratico, come ad esempio le spese da dover sostenere per l’istruzione, oppure l’alimentazione e il tempo libero. Una situazione che si verifica a tutte le età, con i genitori che cercano, ad esempio, di aiutare i propri figli negli studi universitari, oppure nell’acquisto di un auto o della casa.

Un amore incondizionato, che non può di certo essere ostacolato dalla burocrazia. Nella realtà dei fatti, però, sembra non essere così. Anche nel caso in cui si faccia un bonifico al proprio figlio, infatti, bisogna stare attenti, onde evitare spiacevoli inconvenienti con l’Agenzia delle Entrate. Ma per quale motivo e cosa può succedere? Entriamo nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Conto corrente e bonifici ai figli: ecco come evitare guai con il Fisco

Che si tratti di voler aiutare il figlio a pagare la retta dell’università, piuttosto che acquistare una macchina nuova, sono tanti i motivi che possono spingere un genitore a dare dei soldi al proprio figlio. Un gesto fatto con il cuore, che potrebbe, però, in alcuni casi, attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate. Proprio per questo motivo è sempre bene stare attenti.

Se ad esempio si devono trasferire piccole somme di denaro, è possibile effettuare dei pagamenti in contanti. Se invece l’importo che si vuole donare supera i limiti previsti dalla legge, ovvero 2 mila euro fino al 31 dicembre 2021 o mille euro a partire dal 1° gennaio 2022, è necessario utilizzare dei mezzi di pagamento tracciabili. Questo al fine di non violare la normativa sul riciclaggio.

A tal proposito è bene sapere che in caso di  bonifico tra genitore e figlio non è richiesto alcun tipo di obbligo dichiarativo. In genere, inoltre, non si è sottoposti a controlli da parte del Fisco. Tuttavia vi sono alcuni casi che potrebbero destare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, in quanto teme che alcune operazioni possano nascondere dei tentativi di evasione fiscale.

Attività lavorativa e acquisto della casa, occhio alle transazioni

Ne è un chiaro esempio il caso di un figlio che svolge un’attività professionale, ma che effettui dei lavori in nero. Potrebbe decidere di far arrivare dei bonifici derivanti da attività non dichiarate sul conto corrente del padre. Quest’ultimo provvede poi a girare tali somme sul conto del figlio. In questo caso l’Agenzia delle Entrate interviene, provvedendo al recupero delle imposte che il figlio non ha versato in merito al reddito ottenuto con la sua attività in nero.

Ma non solo, può capitare che un padre decida di dare dei soldi al figlio per comprare una casa. In questo caso si ricorda di rendere tracciabili tutti i movimenti di denaro, in modo tale che se il Fisco dovesse accorgersi che l’immobile è intestato a un soggetto privo di fonte di reddito, possa evincere da dove provenga la sua disponibilità economica. In assenza di prove inerenti la provenienza del denaro, infatti, si rischiano tasse e sanzioni.

Bonifico, l’importanza della causale

Come è facile intuire, quindi, ogniqualvolta si esegue un bonifico, è bene specificare la casuale. Questa non è obbligatoria e non rappresenta una prova della natura del pagamento, tuttavia serve per togliere ogni forma di incertezza in merito ai rapporti tra le parti. In caso di assenza della causale, inoltre, bisogna sapere che si presume che si tratti di una donazione.

Questo vuol dire, pertanto, che è possibile fare un bonifico a favore dei propri figli senza causale, nel caso in cui, appunto, si decida di fare una donazione. A tal proposito è bene ricordare che, come si evince dal Testo Unico sulle Imposte sui Redditi, ogni bonifico ricevuto sul conto corrente costituisce un reddito imponibile, eccetto il caso in cui non si dimostri il contrario.

A tal fine il soggetto interessato deve dimostrare che si tratti di una donazione. Se di importo modesto, non comporta alcuna tassazione. Nel caso in cui superi il milione di euro, invece, viene applicata un’aliquota pari al 4% per la parte della donazione eccedente la franchigia di 1 milione.

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Proprio per questo motivo, onde evitare problemi di natura fiscale, si consiglia sempre e comunque di specificare il motivo per cui si decide di fare il bonifico. In questo modo, infatti, il figlio potrà facilmente dimostrare che si tratti di una donazione.