Sulle bevande gassate dietetiche, una ricerca della University of Southern California desta preoccupazione: stimolerebbero il desiderio di cibo.

Bevande gassate
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Esiste un pensare comune che inquadra le bevande gassate come qualcosa dal quale guardarsi. O quantomeno da non utilizzare troppo né durante i pasti né al di fuori. E ci sono diverse ragioni che hanno portato a concepire un simile pensiero. Il gonfiore dovuto proprio alla loro composizione, il fatto che alcune di queste non vengano realizzate attraverso dei prodotti naturali, come la frutta… Tutto vero, anche se un uso moderato non influisce sul nostro organismo. Almeno non in modo severo.

Eppure, secondo uno studio condotto da alcuni ricercato della University of Southern California, pubblicata su Jama Network, esisterebbero degli effetti collaterali non immediatamente associabili alle bevande gassate. I quali, però, sarebbero provocati proprio da queste, capaci secondo i ricercatori di stimolare dei riflessi nervosi potenzialmente rischiosi per alcune persone. E’ il caso, ad esempio, delle persone affette da obesità e delle donne, a quanto pare esposte a un effetto provocato da bibite gassate dietetiche che stimolerebbe la voglia di cibo.

Bevande gassate, secondo i ricercatori c’è una controindicazione

Una scoperta che, naturalmente, ha destato attenzione. Gli studiosi si sono concentrati in particolare sule sucralosio, ossia un dolcificante artificiale più dolce sia dell’aspartame che del saccarosio. Sarebbe proprio questo elemento, posto alla base di alcune bevande gassate dietetiche, a stimolare “una maggiore attività di ricompensa del cervello” dopo averlo consumato. Una condizione che, come detto, si verificherebbe maggiormente nelle donne e in coloro che soffrono di patologie legate all’obesità. La ricercatrice Katie Page, interpellata da National Public Radio, ha fatto sapere che il dato più stupefacente è risultato proprio l’impatto del peso corporeo e il dato relativo al sesso biologico.

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Ancora più indicativo, il fatto che il medesimo riflesso si verifichi con frequenza estremamente inferiore negli uomini e in coloro che possiedono un peso-forma nella norma. Le ragioni di tale azione sono al momento formulate sulla base di teorie. Una di queste, secondo la docente di Politica sanitaria dell’Università della California di San Francisco, Laura Schmidt, riguarderebbe proprio le componenti stesse del dolcificante. In pratica, in alcune persone, agirebbe stimolando nel cervello un desiderio di cibi ipercalorici. In pratica, lanciando il segnale di un compendio di zuccheri in arrivo. Una situazione estremamente rischiosa per alcuni soggetti.