Il superamento di Quota 100 è solo una parte del gravoso tema della riforma delle pensioni. In ballo c’è la fine dei tagli agli assegni monstre.

Pensioni assegni
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Riforma, rivalutazione dell’assegno e fine del contributo di solidarietà per chi prende di più. Il tema del restyling delle pensioni abbraccia un campo ben più vasto di quello che interesserebbe con il semplice superamento di Quota 100. In pratica, la riforma del sistema pensionistico ingaggerà il Governo su più fronti, tutti ugualmente importanti per determinare quali saranno le condizioni necessarie ai lavoratori per cessare la propria attività e andare in pensione a partire dal 2022. Il traguardo di Quota 100, il sistema voluto fortemente dal governo gialloblu, è infatti in dirittura d’arrivo. E i sindacati hanno già fatto sapere che non basterà una misura ponte.

Il nodo, oltre alla creazione del nuovo sistema, riguarda proprio gli assegni delle pensioni. L’obiettivo, infatti, è arrivare a una soluzione che ripristini in qualche modo il cosiddetto metodo “premiante”, ovvero un pensionamento anticipato per chi fa figli. Ancor meglio se, come ricordato dall’economista Carlo Cottarelli, passasse anche dal sistema previdenziale. Una soluzione percorribile a quanto pare, anche perché il Governo sembra orientato proprio al rafforzamento del meccanismo delle pensioni anticipate per snellire le procedure, puntando sia sui lavori gravosi (con estensione della lista) che usuranti.

Pensioni, cosa aspettarsi sugli assegni a gennaio

Considerando però che gennaio non è più così lontano e il sistema da sei fasce per l’adeguamento degli assegni è pronto ad andare in archivio, capire cosa accadrà agli assegni a partire dall’1 gennaio diventa una priorità. L’obiettivo è allargare la capienza delle fasce, ovvero aumentando gli assegni fra i 126 euro e il massimo di 1.000 (per gli assegni più alti) all’anno. Con un contraccolpo inevitabile sulle casse statali, nella misura di 4 miliardi di euro circa. Tuttavia, è proprio sulle super-pensioni che cade la luce del riflettore, ovvero quelle che vanno oltre i 100 mila euro lordi all’anno. L’1 gennaio, infatti, finiranno anche gli effetti del taglio, come disposto dalla Corte Costituzionale. Gli anni del prelievo, infatti, sono stati ridotti da tre a cinque, in quanto il quinquennio è stato ritenuto un tempo eccessivo dai giudici.

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In sostanza, a fronte di un necessario rinnovamento del sistema tutto, il Governo dovrà far fronte anche agli effetti della cessazione della politica dei tagli. Questo significa che le casse statali dovranno nuovamente assolvere al plus delle pensioni alte, cessando una politica che aveva portato a un risparmio di circa 80 milioni l’anno negli ultimi tre anni. I 240 milioni complessivi risparmiati, andranno dunque ad affiancarsi alle risorse stanziate per il nuovo meccanismo delle pensioni. In Italia, appena 90 mila persone ricevono assegni superiori ai 100 mila euro, ma il costo si aggira sui 7 miliardi di euro. La prossima Manovra dovrà far quadrare i conti.