Ritardi nelle operazioni, call center inefficienti ed organizzati male. L’odissea di chi tenta di accedere ad alcuni servizi.

Poste
Poste (Adobe)

Se parliamo di Poste italiane, la prima cosa che ci viene in mente, ha nulla a che fare con efficienza, funzionalità o altri termini che andrebbero a qualificarne l’ottimo servizio riceuto, no. Se parliamo di Poste italiane, il termine più adatto che per primo salterà all’attenzione della nostra mente è attesa. Si perchè mediamente, per qualsiasi tipo di operazione richiesta in qualsiasi territorio italiano che superi un tot di abitanti, bisogna attendere, attendere e sperare.

Sperare che alla fine l’operazione vada in porto, che la nostra richiesta di informazioni venga esaudita, che il nostro problema venga in qualche modo risolto. La vicenda che andremo a raccontare è l’esperienza di un nostro lettore, che ha voluto condividere con altri cittadini la sua storia. Felice Graziani ha 48 anni, romano, idraulico, si accorge di non aver ricevuto in tempo l’accredito di un compenso riferito ad un lavoro effettuato giorni prima presso un noto punto vendita di elettrodomestici della capitale.

Poste italiane: l’attesa snervante ed inefficace che allontana i clienti

“La mia vicenda inizia quando mi accorgo di non aver ancora ricevuto l’accredito di un compenso relativo ad un lavoro effettuato pochi giorni prima – racconta il signor Felice – il cliente era un noto punto vendita di elettrodomestici, rilascio regolare fattura per il mio intervento e aspetto dopo qualche giorno che mi venga accreditata la cifra pattuita sul mio conto Bancoposta. Passano giorni ma l’accredito non arriva, cosi mi decido a chiamare l’assistenza Poste italiane per prodotti finanziari al numero 800.003.322. Chiamo, solito assistente virtuale che risponde provando a smistare la mia richiesta. Non capisce, il mio tono di voce forse non va bene, passano 15 minuti. Dopo aver esaudito tutte le richieste dell’assistente virtuale – continua – riesco a parlare finalmente con un operatore in carne ed ossa, almeno cosi immaginavo. Passano altri 15 minuti, in cui ad accompagnarmi è una nemmeno tanto piacevole musichetta”.

“Stanco dell’attesa – spiega il signor Graziani – riprovo ad effettuare l’intera operazione. Dopo complessivi 65 minuti, ripeto 65 minuti, riesco a parlare con un operatore che mi spiega che la somma attesa era in realtà stata indirizzata al mio conto corrente ma per qualche strano motivo è stata successivamente stornata. Morale della favola avrei dovuto richiedere un nuovo pagamento al cliente. Dopo 65 minuti di attesa presso un servizio gratuito assolutamente inefficiente, e la cancellazione di un accredito per la quale nessuno ha saputo darmi una risposta esaustiva. W le Poste, insomma.”

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Altra medaglia al valore espresso in campo per Poste italiane insomma. Dopo gli annunci al limite del truffaldino per quel che riguarda i fantomatici prestiti senza busta paga, quando in vece il documento attestante la regolare ricezione di uno stipendio occorreva eccome, arriva l’inefficienza cronica dei centralini automatici e non. Aggiungiamoci anche le interminabili code che generalmente caratterizzano quasi tutti gli uffici postali dislocati sul territorio nazionale ed alla fine avremo una non del tutto immagine positiva dell’azienda. Intanto gli spot, gli slogan ed il richiamo a dare fiducia alle Poste continuano, sarà il caso di fidarsi ancora?