E’ lecito chiedersi se l’Italia ha diritto di produrre nuova moneta e banconote, anche e soprattutto ora, allo scopo di riemergere dalle paludi della crisi generata dall’accoppiata pandemia-lockdown.

Pixabay

Una domanda che in tanti si saranno posti nella loro vita è se lo Stato italiano ha la possibilità di emettere e stampare banconote e moneta, e se sì, quali sono le modalità delle emissioni da parte della Zecca dello Stato.

La domanda in questione assume particolare rilevanza proprio in un periodo come quello odierno, dominato dagli effetti nefasti prodotti dalla pandemia sull’economia mondiale. E’ ben noto infatti che nell’ultimo anno e mezzo, quest’ultima sia stata colpita dalla chiusura totale o parziale degli Stati, il cd. lockdown che ha fortemente limitato le libertà individuali.

In una situazione così delicata ci si chiede se davvero produzione industriale e commercio possano risalire la china in modo costante nel lungo termine, ora che sono stati somministrati i vaccini e il coronavirus fa un po’ meno paura di prima. Soprattutto ci si domanda se gli Stati che hanno maggiore rilevanza economica, potranno davvero stampare più soldi, e se sì, in che misura.

Di seguito cercheremo di dare una risposta precisa a questi quesiti, che hanno un indubbio rilievo a livello socio-economico.

L’Italia può stampare moneta? Il ruolo chiave della BCE negli ultimi mesi

Per chiarire il contesto di riferimento, non possiamo non guardare al quadro di funzioni attribuite alla BCE. Non possiamo non ricordare che dal momento in cui è iniziata la crisi sanitaria e conseguentemente anche economica, generata dal coronavirus, la Banca Centrale Europea (BCE) ha optato per la modalità denominata ‘quantitative easing‘ (QE), ovvero un alleggerimento quantitativo, generando maggiore liquidità, e facendo in modo di mettere in circolazione nuova moneta per fermare in qualche modo la crisi.

Come appena accennato, il significato di QE è di alleggerimento quantitativo, una specifica politica monetaria ultra-espansiva e mirata a produrre nuova moneta per favorire la ripresa dell’economia.

Attraverso il meccanismo del QE una banca centrale (in questo caso la BCE) produce moneta a debito e la immette nel sistema finanziario ed economico. Ciò nell’intuibile finalità di veicolare la fiducia degli operatori e promuovere così la liquidità e i prestiti, e di fatto la ripresa economica.

Stampare moneta, il meccanismo del QE in sintesi: ecco come funziona

Il QE, o alleggerimento quantitativo, fa riferimento ad uno schema circolare ben delineato: essendo forma di sostegno alle economie, le banche centrali creano nuova moneta e la immettono nel sistema attraverso l’acquisto di specifiche categorie di asset. Ecco innanzi nuovo denaro che viene usato per finanziare nuove manovre e servizi. In estrema sintesi, l’iter è il seguente:

  • la banca centrale crea nuova moneta;
  • la moneta è usata dalla banca centrale per comprare titoli pubblici e privati;
  • il prezzo dei titoli aumenta, mentre il loro rendimento decresce;
  • l’acquisto dei titoli fa crescere la liquidità;
  • i tassi di interesse calano;
  • offrendo più moneta e abbassando il costo dei prestiti (i tassi) si tenta di spingere agli investimenti e alla ripresa economica.

Nel nostro continente la BCE indice delle aste di titoli in cui, come è logico pensare, cerca di comprare quelli a prezzo inferiore. In particolare, gli effetti dell’asta sono positivi per il conto di una banca: infatti con più denaro disponibile, l’istituto può contare su più capitale a disposizione per mutui e prestiti. Ciò comporta un oggettivo aumento dell’attività economica. A beneficiarne è insomma l’intera collettività.

Gli effetti dell’asta si fanno notare anche sul costo dei prestiti, in quanto se la BCE compra – come detto – i titoli di Stato, il loro numero sul mercato decresce; ne consegue che la domanda aumenta e il costo diminuisce. Ciò ne aumenta l’appetibilità.

Stampare banconote: il QE serve a stimolare l’economia e a dare più fiducia gli operatori di mercato

Vale la pena ricordare anche quanto segue. L’alleggerimento quantitativo, o quantitative easing non comporta per forza la stampa di nuova moneta su impulso di una banca centrale. La prassi è che il denaro creato è iniettato nel sistema con modalità prettamente elettroniche; ma è pur vero che il QE è tuttora ritenuto un’operazione di stampa, in quanto la base monetaria della banca centrale, ad esempio della BCE, è in ogni caso estesa per stimolare l’economia in senso generale.

Alla luce di quanto detto finora, ecco perchè è interessante parlare del ruolo della BCE con riferimento all’emissione di nuova moneta: l’obiettivo del quantitative easing non è la sola produzione di nuova moneta, ma è anche e soprattutto quello di dare più fiducia agli operatori di mercato. E ciò vale soprattutto in un delicato periodo storico come quello attuale, in cui i vari paesi UE stanno cercando di riemergere dalle sabbie mobili della pandemia, Italia inclusa.

Abbiamo innanzi una sorta di incentivo, che serve a rilanciare l’economia del continente europeo e dei singoli Stati, in maniera di fatto controllata dalla stessa banca centrale. Ciò peraltro, dal punto di vista strettamente economico, riduce anche i rischi di volatilità, e questo elemento non potrà che far piacere agli investitori.

Ecco perchè è giusto affermare che le banche centrali di fatto regolano l’economia degli Stati, semplicemente scegliendo quante risorse immettere nel circuito e quando farlo. Sono in qualche modo garanti dei delicati equilibri economici. Quando la BCE con il meccanismo del quantitative easing decide un corposo acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri; o quando decide di emetterne di nuovi per stimolare l’economia e favorire la ripresa (pensiamo ai noti ‘Recovery Bond), di fatto sta manovrando le leve monetarie, immettendo molta moneta nel sistema o sottraendola, ne caso in cui l’economia stia correndo troppo. Insomma, aiutando se stessa, l’Europa aiuta anche i singoli Stati, e viceversa.

Attenzione però: questa politica espansiva ha anche un’altra faccia della medaglia. Infatti può contribuire all’aumento dell’inflazione: l’eccesso di moneta sul mercato causa di conseguenza una svalutazione progressiva del denaro.

Ma in linea generale può pacificamente affermarsi che, nella situazione attuale, è molto importante che vi sia stata una politica extra-espansiva dalla BCE.

L’economia se considerata in larga scala – e nei tempi odierni è inevitabile farlo – ha dei funzionamenti complessi ed assai articolati, in cui debbono essere presi in esame molteplici fattori sia interni che esterni.

Stampare moneta: chi emette banconote nel nostro paese? Il principio del pooling decentrato

Sgomberiamo il campo da ogni possibile dubbio: il solo soggetto che in Italia può emettere moneta è la Banca d’Italia, che si trova a Roma. E’ infatti il solo Istituto che può mettere in circolo nuovo denaro, nel rispetto dei principi e delle regole fissate nell’Eurosistema. Compito connesso all’emissione di nuova moneta, è anche quello di ritirare le banconote a fine corso o se sono rovinate; ma altresì partecipa alle fasi di studio e sicurezza delle nuove banconote.

Per la precisione:

  • la Zecca dello Stato è l’organo che di fatto conia moneta, per conto del ministero dell’Economia e della Finanza;
  • la Banca d’Italia la distribuisce sul territorio.

Lo stabilimento del servizio banconote è situato a Roma in via Tuscolana; proprio in quel luogo, la Banca d’Italia produce le banconote con il supporto di macchinari ad alta tecnologia. Questo impianto è di proprietà della Banca d’Italia ed è utilizzato dal lontano 1894.

Dal momento in cui è entrato in vigore l’Euro, e nell’ambito dei principi e delle regole che attengono all’emissione delle banconote, la Banca d’Italia le immette in circolazione. In particolare, la stampa delle banconote è assegnata sulla scorta del principio del cd. pooling decentrato, ossia questo principio assegna ad ogni stamperia, che fa parte dell’Eurosistema, una produzione limitata sia per la tipologia dei tagli che per la quantità delle banconote.

Stampare banconote: quali sono tempistiche e metodi?

E’ interessante notare che anche oggigiorno la stampa di una banconota non è rapidissima. Per il completamento del processo occorrono circa 45 giorni, in ragione del fatto che gli inchiostri si devono asciugare al meglio.

Giorno dopo giorno nella stamperia di Banca d’Italia sono stampate qualcosa come 8 milioni di banconote. Ma d’altronde ciò non deve stupire affatto: la stamperia della Banca d’Italia lavora per conferire liquidità ai mercati, sia italiani che a quelli della UE. In Italia oggi girano circa 3,4 miliardi di banconote. Numeri impressionanti, ma del tutto comprensibili.

In particolare, per completare la realizzazione delle banconote vi sono cinque passaggi da rispettare. La carta da grezza si trasforma in banconote finite e per tutto l’iter occorre un mese e mezzo.  Ogni sera quando la stamperia chiude le banconote in lavorazione sono messe a riposo, in un reparto speciale ad asciugare; mentre la mattina seguente escono e sono riportate alle macchine rotative.

A seguito della fase di sviluppo delle banconote, vi è quello che è il detto ‘controllo e taglio’: anche in queste circostanze sono utilizzate macchinari ad alta tecnologia, che passano in rassegna ogni banconota prodotta, per verificarne la fattura. Superato anche questo delicato test, le banconote prodotte sono appunto tagliate e impacchettate in blocchetti da 1.000 euro.

Quali sono le caratteristiche di banconote e monete Euro?

Come tutti sappiamo, gli euro sono composti da monete e da centesimi, coniati dalla Zecca dello Stato. La serie delle monete è caratterizzata da 8 tagli: 2,5,10,20 e 50 centesimi, 1 e 2 euro. Le varie monete sono distinte tra loro per colore, peso e materiale. Proprio in virtù di queste caratteristiche è reso più facile il riconoscimento ed è più difficile falsificarle. Le monete Euro hanno una faccia comune a tutta Europa e una nazionale.

Non sorprende che dette monete siano prodotte con tecnologie assai evolute, le quali fanno sì che sia ardua oggi la contraffazione. In particolare, i tagli da 1 e 2 euro – diffusissimi – sono realizzati attraverso un processo particolare: vi è una composizione a strati e bimetallica, che dà proprietà magnetiche al prodotto.

Ovviamente non troviamo solo le monete Euro, ma anche le banconote. E forse non tutti sanno che le banconote Euro sono stati ideate dal vincitore del concorso europeo appositamente bandito nel 1996, Robert Kalina. Esse sono stampate nei formati che seguono: 5€; 10€; 20€; 50€; 100€; 200€; 500€. Ma quest’ultima da inizio 2019 non si stampa più, per espressa scelta della BCE al fine di limitare l’uso illegale.

Da notare che le raffigurazioni che sono state disegnate sopra le banconote Euro intendono riprodurre gli stili architettonici europei. Per ciascun taglio è raffigurato uno stile differente; mentre le finestre e i portali si riferiscono agli ideali di cooperazione tra i paesi membri dell’Unione Europea.

In esse vi sono riportati la bandiera UE e il nome euro in caratteri latini e greci (nella prima serie); mentre nella seconda serie sono stati immessi anche i caratteri cirillici.

Stampare banconote: il meccanismo applicato in Italia e nel resto d’Europa

Storicamente, il creatore di moneta per antonomasia è sempre stato lo Stato. Ma è pur vero che in epoca moderna si è preferito dare l’ultima parola in termini di emissione di banconote e monete alle Banche centrali indipendenti. Per quanto riguarda l’Italia, si tratta della Banca d’Italia fino al 2002, ed ora la Bce. In buona sostanza, si è preferito non affidare la decisione ai governi. Ciò nell’evidente finalità di evitare che le autorità politiche facessero ricorso alla leva monetaria per cercare di trovare una soluzione, fin troppo rapida e di certo non definitiva, ai problemi di spesa e di deficit pubblico.

Come è ben noto, il rapporto tra moneta e banconote da una parte e Stato dall’altra, è profondamente mutato: infatti, in Europa, l’Italia ha ceduto la propria sovranità monetaria alla UE. In pratica, il nostro governo nazionale non può più decidere autonomamente quante banconote stampare; ma rientra nel processo dell’Eurozona, regolato di fatto dalla Banca Centrale Europea.

In buona sostanza, oggi sono applicati più vincoli: prima il nostro paese poteva indebitarsi autonomamente. Ciò è stato tipico degli anni ’70 e di parte degli anni ’80, anche in modo davvero eccessivo, con l’inflazione alle stelle. Ma dal 1991 le cose iniziarono a cambiare, giacchè l’Italia dovette rispettare i parametri di cui ai trattati di Maastricht, conservando, almeno in una linea tendenziale, il deficit sotto il 3% del rapporto con il Pil e il debito pubblico entro il 60%.

Insomma, dal primo gennaio 2002 la Banca d’Italia e altre Banche Centrali Nazionali dei paesi che fanno parte dell’Unione Europea hanno cominciato ad emettere nuove banconote, ma rispettando le regole comuni UE che dettano l’emissione dell’Euro.

Soltanto le banche centrali nazionali provvedono in concreto sia all’emissione che al ritiro delle banconote; una volta emesse le banconote, le filiere provvedono a compiere i versamenti nel sistema capillare degli istituti di credito. E, in altri termini, l’emissione dell’Euro è di competenza dei Paesi membri, che si trovano nell’area dell’Euro; la BCE ha l’obiettivo di garantire l’integrità dei biglietti stampati.

Per quanto attiene alla creazione di moneta, è importante altresì ricordare quanto segue: ogni banca centrale – e soprattutto la BCE, che è tra le più ‘severe’, tranne gli ultimi allentamenti causati dall’emergenza rappresentata dalla pandemia –  fa molta attenzione a che non siano sforati i parametri dell’inflazione programmata. In estrema sintesi, l’obiettivo è quello di evitare un tasso di inflazione al di sopra del 2% annuo, altrimenti ciò produrrebbe un effetto tale da indebolire l’economia, aumentando la povertà delle persone, invece di diminuirla.

Qualità e sicurezza nella stampa banconote: il sistema comune di Qualità

Il fattore qualità è assai rilevante e determina se la banconota possa o non possa essere messa in circolazione. A questo scopo le banche dell’Eurozona hanno dovuto optare per un sistema comune di Qualità. In particolare, la certificazione che attiene all’aspetto qualitativo è stata ottenuta nel dicembre 2001 con la certificazione ISO 9002:1994, rilasciata dall’Ente certificatore Det norske Veritas e nel giugno del 2003 la certificazione ISO 90001:2000.

Ma anche la sicurezza è un fattore chiave, come è ovvio: proprio allo scopo di garantire la sicurezza ed impedire fenomeni di contraffazione, nelle banconote sono inclusi dei sistemi di sicurezza, tra i quali la filigrana; la stampa calcografica e fili di sicurezza. Gli inchiostri che sono sfruttati per la produzione delle banconote sono cangianti, pertanto variano il loro colore in rapporto all’angolatura della luce.

Inoltre, l’art. 1 della Decisione della BCE (BCE/2003/4) in materia di tagli, riproduzione, sostituzione e ritiro, impone la firma del Presidente della BCE. Attualmente, nelle banconote in circolazione troviamo la firma di personalità come Willem F. Duisenberg, Claude Trichet o dello stesso Mario Draghi.

Nel maggio 2013 fu introdotta una seconda serie di banconote Euro, avente come tema Europa, ossia una figura mitologica greca. E l’immagine che compare sulle banconote è stata ripresa da un vaso custodito al museo francese del Louvre. Inoltre, nel 2016 il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea scelse di eliminare il taglio della banconota da 500 euro: oggi questa banconota infatti non è più emessa.

Stampare moneta: entro quali limiti?

E’ chiaro che non si può stampare moneta all’infinito: sarebbe una soluzione semplicistica per risolvere la crisi economica, e non porterebbe effetti positivi. Infatti, se è immessa troppa moneta sul mercato, il suo valore diminuisce e quella moneta tende di fatto a svalutarsi. D’altronde, non c’è solo l’Italia sul pianeta, e c’è dunque da tener conto anche degli altri Stati, verso cui esportiamo o importiamo merci; prodotti e servizi. Insomma, per risolvere il problema della povertà e della mancanza di liquidità, stampare banconote e monete non è di certo la soluzione definitiva.

Ma attenzione: prima di considerare il resto del globo, stampare troppe banconote porta a negative conseguenze proprio da noi. A livello nazionale stampare eccessiva moneta produce una riduzione di valore. Vale a dire che ne servirà di più per comprare la stessa quantità di prodotto di prima. Insomma, più soldi si stampano, più ce ne sono in circolazione e nelle tasche, e di fatto meno varranno nella realtà degli scambi commerciali.

Insomma alla domanda relativa a quanto denaro si può stampare, occorre rispondere nei seguenti termini. Occorre emettere ciò che serve per conservare il rapporto effettivo con la quantità dei beni prodotti e circolanti. Un eccesso di moneta non aumenterebbe il potere di acquisto in termini reali, anzi il contrario. Infatti, anche la moneta è soggetta alla legge generale che governa l’economia, quella della domanda e dell’offerta. Essa vale per tutti i beni considerati scarsi perché limitati.

Inoltre, occorre fare attenzione al rapporto di cambio con le valute degli altri Stati, giacchè un’emissione eccessiva avrebbe effetti negativi sulla valuta nazionale, facendole perdere potere d’acquisto nella bilancia commerciale; ed al tasso di inflazione. Insomma, stampare carta moneta in modo sregolato, non soltanto non produce ricchezza in un Paese con un prodotto basso; ma addirittura diminuisce quella che già c’è, dando luogo ad inflazione e svalutando il denaro risparmiato negli anni precedenti.

LEGGI ANCHE  >>> Il conto Revolut promette di essere indipendenti dalle banche, ecco come

Il rischio inflazione è dietro l’angolo

L’inflazione può rappresentare un problema serio per l’economia di un paese. Come accennato esso si palesa quando il quantitativo di moneta circolante è diventato eccessivo rispetto al fabbisogno necessario per conservare i prezzi in equilibrio.

E a riprova dei rischi per la solidità dell’economia interna, ci sono i fatti storici. Infatti, gli Stati che in distinte epoche hanno scelto di stampare un alto quantitativo di cartamoneta per risolvere i loro problemi economici sono andati incontro a conseguenze ancora peggiori del male da curare. Ci riferiamo, ad esempio, alla Germania di Weimar all’indomani della prima guerra mondiale, epoca in cui con miliardi di marchi si riusciva a malapena a fare la spesa. Ma pensiamo anche al caso della repubblica africana dello Zimbabwe, la quale circa una ventina di anni fa decise di stampare un numero incredibile di banconote, ma il solo esito fu quello di far crollare fin quasi a zero il valore della moneta del luogo, producendo un’inflazione alle stelle.

In sintesi, si può dunque pacificamente affermare che la vera ‘leva’ per un’economia florida non è rappresentato dall’indiscriminato aumento della carta moneta circolante in uno Stato; ma dalle effettive capacità di produzione di un paese, la sua ricchezza reale.

Concludendo, se è vero che lo Stato può stampare banconote, è dunque altrettanto vero che può farlo soltanto nel pieno rispetto di regole rigide e dettagliate che sono stabilite dagli organi di controllo. Di per sè, la filiera per la produzione delle banconote e delle monete è molto complessa e tecnologicamente avanzata. Ma non vi sono soltanto regole di natura strettamente ‘tecnica’ da rispettare, bensì anche e soprattutto di ambito economico.