Nel 2022 è prevista una riforma che coinvolgerà la pensione delle donne. Le lavoratrici subiranno delle penalizzazioni, cosa dobbiamo aspettarci?

pensione donna 2022
Adobe Stock

Opzione donna e Quota 100, nel 2022 subiranno dei cambiamenti. La prima scadrà naturalmente a fine 2021, la seconda verrà prorogata ma con delle modifiche che non piaceranno alle lavoratrici. Ci saranno alcune penalizzazioni dovute alla necessità di bilancio e, di conseguenza, l’ipotesi di un’uscita dal mondo di lavoro che rimarrà a 58 anni anche per il prossimo anno sta sfumando sempre di più. Scopriamo cosa dobbiamo aspettarci nel 2022.

Cosa accadrà nel 2022

Nel 2022 tante cose cambieranno in relazione alle pensioni delle donne e tutto per far quadrare i bilanci. L’Europa, il Fmi, l’Ocse spingono affinché l’Italia metta in atto misure per diminuire il peso che grava sui conti dello stato e a rimetterci potrebbero essere le donne. Le pensione a 58 anni – che diventano 59 per le lavoratrici autonome – con 35 di contributi ha un costo eccessivo. Le proiezioni di spesa non sono diminuite nonostante la pensione venga liquidata interamente con il sistema di calcolo contributivo anche per il periodo precedente al 1996.

Il costo elevato rimane dato che le aspettative di vita per le donne sono maggiori rispetto a quelle degli uomini. Lo Stato, dunque, andrebbe a risparmiare sull’assegno pensionistico ma pagherebbe per un periodo più lungo le rendite.

Leggi anche >>> Pensione, quanti contributi mancano? Scoprirlo non è mai stato così semplice

Come verrà modificata la pensione per le donne

L’idea è di innalzare di un anno o due l’età della pensione per le lavoratrici. I conti pubblici ne gioverebbero così come si accontenterebbero gli osservatori internazionali che osservano costantemente l’operato dell’Italia. La modifica delle pensioni per le donne, dunque, potrebbe consistere in un allungamento fino a 59/60 anni per le lavoratrici dipendenti e a 60/61 anni per le lavoratrici autonome. I contributi rimarrebbero fermi a 35 anni.

Questa soluzione consentirebbe di abbassare il gap tra uomo e donna relativo al pensionamento anticipato e andrebbe a ridurre, contemporaneamente, la penalizzazione sul calcolo dell’importo dell’assegno pensionistico. Ciò perché la parte retributiva avrebbe un peso inferiore rispetto alla parte contributiva andando a influire sulla liquidazione della pensione stessa.