Difendere i propri risparmi in caso di controllo fiscale, in alcuni casi, è possibile. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo come fare.

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I soldi non danno la felicità, ma aiutano sicuramente a risolvere un bel po’ di situazioni problematiche. Proprio per questo motivo non stupisce il fatto che il denaro finisca spesso al centro di discussioni, così come di controlli da parte delle istituzioni. In particolare, in presenza di movimenti sospetti, il Fisco si mette a lavoro pur di riuscire a smascherare possibili reati di evasione fiscale.

Allo stesso tempo, complici i vari impegni quotidiani o semplicemente il fatto di affidare i propri conti ad un professionista del settore, si rischia di imbattersi in situazioni poco piacevoli, come ad esempio un errore nell’applicazione del calcolo delle imposte o movimenti sul conto corrente sospetti. Situazioni che possono portare, appunto, a verifiche da parte del Fisco, con molti che si chiedono se è possibile difendersi. Ebbene, la risposta, in alcuni casi, è sì. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa c’è da sapere in merito.

Conto corrente, occhio ai controlli del Fisco: tutto quello che c’è da sapere

Fare i conti con un accertamento fiscale, purtroppo, può capitare a tutti, proprio per questo motivo è bene sapere come muoversi, onde evitare possibili inconvenienti. A tal proposito ricordiamo che con il termine accertamento fiscale si fa riferimento all’atto attraverso il quale l’Agenzia delle Entrate provvede a notificare la pretesa tributaria al contribuente come risultato dell’azione di controllo.

Chi riceve un avviso di accertamento può beneficiare di una riduzione sulle sanzioni, nel caso in cui decida di rinunciare alla difesa attraverso il ricorso. In alternativa può presentare un accertamento con adesione, ovvero un patteggiamento che prevede l’applicazione delle sanzioni pari a 1/3 del minimo stabilito dalla normativa.

Allo stesso tempo, in base a quanto disposto dalla Legge n. 111 del 15 luglio 2021, gli avvisi di accertamento sono esecutivi. Questo vuol dire che trascorso il tempo utile per effettuare il ricorso o il pagamento, l’Agenzia delle Entrate avvia un procedimento di pignoramento di beni sia mobili che immobili. Al fine di difendersi da un avviso di accertamento, quindi, bisogna impugnare l’atto dinanzi a una Commissione Tributaria.

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Questa operazione deve essere svolta entro 60 giorni dalla notifica dell’atto stesso. Ricordiamo che fino al valore di 3 mila euro è possibile optare per l’autodifesa in giudizio. Il consiglio, comunque, è sempre quello di affidarsi ad un professionista del settore, come ad esempio un commercialista, onde evitare spiacevoli inconvenienti.