La Fontana delle Pelte, nella Domus Augustana del Parco archeologico del Colosseo, torna a zampillare. Il geologo Mario Tozzi a Contocorrenteonline: “Esempio di sostenibilità”.

Fontana delle Pelte
Foto © Contocorrenteonline

Instar aquae tempus“. Ovvero, “il tempo scorre incessantemente come l’acqua”. Il nome del progetto che ha ridato vita alla Fontana delle Pelte, nel cuore del Parco archeologico del Colosseo, ma anche una verità della vita sulla Terra. Acqua e tempo, entrambi fatti per scorrere ma con effetti diversi, seppur complementari. L’una, nel corso della storia, ha ricevuto il supporto del secondo. L’uomo che impara a convogliare la forza dell’acqua per migliorare la propria esistenza. E il tempo che passa inesorabile, ricordando che sono gli elementi a possedere la vera forza. Quella in grado di riprendersi ciò che è suo se da parte dell’uomo viene a mancare la giusta dose di rispetto.

Un’armonia quasi musicale quella fra acqua e tempo. E i primi zampilli dai tempi antichi della Fontana delle Pelte sgorgano sulle note dell’Ascanio in Alba di Mozart. Perché l’acqua, ricorda la direttrice del PaC, Alfonsina Russo, ha innanzitutto una sua musica. Ma non c’è solo bellezza all’interno dell’antico porticato della Domus Augustana, aperto al pubblico per ridar lustro all’antica fontana del cortile inferiore. In quei getti, fra le pelte delle amazzoni e le nubi arcobaleno di vapore acqueo, si condensa la sintesi perfetta fra l’ingegno idraulico degli antichi e il bisogno di sostenibilità del tempo presente.

E’ un evento ristretto ma idealmente aperto al pubblico. “I visitatori del Parco archeologico – ricorda l’architetto paesaggista Gabriella Strano, ideatrice del progetto – fino a poco tempo fa non avevano ragioni per affacciarsi verso il cortile inferiore. Noi vogliamo che tornino a farlo, attirati dalla bellezza di un progetto interamente sostenibile”. Un vaticinio-lampo visto che dalle balconate del piano superiore fanno man mano capolino i volti dei passanti. L’acqua zampilla al suono scandito da archi e legni, sfruttando un meccanismo idraulico sotterraneo basato sul modello antico. Interamente sostenibile, grazie al ricircolo dell’acqua: “Il progetto è interamente ‘green’. Una strategia pensata per l’intero sviluppo del Parco archeologico, nel rispetto dell’importanza dell’acqua e nell’urgenza dei cambiamenti climatici”. Un progetto che prevede il ripristino (interamente green) di tutte le fontane del PaC, antiche e nuove.

Fontana delle Pelte, il ritorno dell’acqua. Tozzi: “Così diventano parchi sostenibili”

Fontana delle Pelte
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“Rispetto per l’acqua”, ricorda il geologo Mario Tozzi, presente all’inaugurazione. Quello che le popolazioni più antiche provavano nell’edificare le loro civiltà lungo i corsi d’acqua, prima che l’avanzamento della storia rendesse il suo utilizzo alla stregua di uno spreco sistematico. Oltre 400 litri d’acqua al giorno a disposizione per persona. Il doppio rispetto agli antichi romani. Chiaro che la tendenza anche involontaria allo spreco sia decuplicata. “L’accortezza quotidiana è importante – spiega Tozzi a Contocorrenteonline – . Da parte di chi amministra, per far sì che gli acquedotti non perdano. Ma anche nostra, a partire dal rubinetto. Io dico sempre che lavo i denti con l’acqua di un bicchiere, non c’è bisogno di farla scorrere. Purtroppo la gran parte dello spreco è in agricoltura. Con il fatto che in quel contesto l’acqua costa ancora meno che al rubinetto di casa. Lì bisognerebbe cambiare e agire, ma è più complicato”.

E progetti come quello della Fontana delle Pelte, con il suo meccanismo di ricircolo, possono rappresentare un esempio importante. “Qui si parte dall’aspetto spettacolare del Palatino, che viene mantenuto recuperando ciò che già c’è. E in più, tutto intorno, tutti i 70 ettari li irrighi in maniera temporizzata e vaporizzata. E diventano parchi sostenibili”. Senza dimenticare che, in una società che vive a braccetto con lo spreco, esistono contesti in cui l’accesso all’acqua è tutt’altro che libero. Diventando anzi una scintilla di contrasto fra Paesi, come nel caso della Diga Gerd, sul Nilo Azzurro.

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“Di chi è l’acqua? Prendiamo ad esempio il Nilo, che attraversa dieci nazioni… Chiunque blocca l’acqua, come l’Egitto ad Assuan, la toglie a qualcun altro. O il fiume Colorado, che non sfocia più in Messico perché è tutto trattenuto dagli Stati Uniti. Questo è un problema, perché la mancanza di attenzione alla distribuzione dell’acqua rischia di innescare guerre. Alcuni dei conflitti arabo-palestinesi contro gli israeliani erano sostanzialmente per il controllo delle fonti del Giordano. Rischia di sparire la Mesopotamia, perché se la Turchia blocca il Tigri e l’Eufrate in Anatolia orientale, lì l’acqua non arriva più. Si tratta di problemi epocali”. E tutt’altro che antichi.