Integrare il Tfr a un fondo pensione o lasciarlo in azienda? Opzioni diverse ma ognuna con dei vantaggi. Occhio però ai tassi.

Pensioni Tfr
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La riforma fiscale è in cima alla lista dell’agenda del governo. Ma si tratta di una programmazione pluriennale, che mira ad arrivare di qui a qualche anno con una nuova efficienza del sistema tutto. Ben più urgente è il rinnovamento del sistema delle pensioni, considerando il viale del tramonto intrapreso da Quota 100, il meccanismo pensionistico che aveva consentito il superamento della Legge Fornero. Un procedimento al quale si punta a non tornare. Per questo, considerando i fattori in campo, l’obiettivo è riuscire ad arrivare al prossimo anno perlomeno con una misura ponte, per poi avviare il passaggio vero e proprio.

Con la riforma ancora in corso, i lavoratori si chiedono come riuscire a ottenere una pensione più alta. Il nodo è sempre lo stesso: con la prospettiva di una riduzione progressiva in relazione al costo della vita, i contribuenti cercano di capire quale soluzione convenga di più. Il dubbio, solitamente, si concentra sulla possibilità di conservare il proprio Tfr in azienda, oppure destinarlo al fondo pensionistico integrativo. Un dubbio che molto spesso si trasforma in dilemma.

Il dubbio sul Tfr: come funziona il fondo pensione

Una soluzione ha i suoi vantaggi, così come li ha anche l’altra. Il Trattamento di fine rapporto (Tfr) è la liquidazione accreditata dall’azienda al lavoratore che ha esaurito la sua attività lavorativa. Una somma importante che non sempre è chiaro come destinare. Le soluzioni sono sostanzialmente due: da un lato il Tfr in azienda (opzione disponibile dal 2005), dall’altro il suo impiego in un fondo pensione, sia aperto che chiuso. Nel primo caso non si parla di un obbligo come era invece in passato. La decisione è totalmente ad appannaggio del lavoratore, il quale potrà scegliere anche in base alle diverse tassazioni: la somma viene annualmente rivalutata dell’1,5%, con il 75% aggiuntivo del tasso di inflazione. Va considerata inoltre la tassazione dell’ultimo stipendio (a scaglioni, dal 23% al 43%) in quanto il Tfr è soggetto a Irpef. Da ricordare che la decisione dovrà essere presa nei sei mesiù: superati, il tutto confluirà in un fondo pensione.

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In questo caso, il lavoratore si troverà di fronte a una tassazione più bassa, attorno al 15%, con progressivo calo rispetto al tempo di permanenza del fondo. Le integrative rappresentano chiaramente una soluzione diversa, magari più indicata per un lavoratore giovane. Si tratta infatti di fondi complementari, da aggiungere alla pensione ordinaria e che, negli ultimi tempi, hanno generato un rendimento medio del 3,1% rispetto all’1,2% del Tfr.