Il diritto di abitazione è lo strumento da utilizzare per evitare di essere mandati via dalla propria abitazione in caso di pignoramento. Vediamo come funziona e quali sono i limiti.

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In caso di pignoramento dell’immobile c’è il rischio di dover andare via dalla propria casa. Esiste un escamotage per evitare tale possibilità e si chiama diritto di abitazione. L’azione di pignoramento non è bloccata ma si può continuare a risiedere nell’appartamento se è una prima casa. La soluzione ha, però, dei limiti ed è bene conoscerne il funzionamento per non rischiare di renderla opponibile.

Diritto di abitazione per evitare il pignoramento

L’utilizzo del diritto in questione è possibile qualora si tratti del pignoramento di una prima casa in cui si risiede abitualmente. L’espropriazione non viene bloccata totalmente ma con il diritto di abitazione si potrà continuare a risiedere nell’appartamento. Quello che viene espropriato è il bene, non il diritto che il debitore ha di abitarvi.

Dato che la casa rimane occupata il creditore non potrà venderla anche se ne risulta proprietario. Ribadiamo che la possibilità valutata grazie al diritto di abitazione vale solo per le prime case e, dunque, gli immobili ad uso commerciale non ne fanno parte. Oltre al debitore potranno rimanere nell’appartamento il coniuge e i figli così come qualsiasi altra persona convivente. Regola di base è la residenza stabile nella casa pignorata.

Quando è concesso utilizzare il diritto di abitare nella casa pignorata

Il diritto di rimanere ad abitare nell’immobile pignorato può essere utilizzato in particolari circostanze. In primo luogo in un testamento, nel momento in cui il proprietario cede il diritto da abitazione ad un erede. Un’alternativa è in caso di morte del coniuge. Il diritto passa al coniuge superstite e i legittimi eredi non possono sfrattarlo.

Lo strumento viene sfruttato, poi, avvalendosi della sentenza di un giudice dopo una separazione o un divorzio. La residenza nell’immobile viene concessa al genitore a cui sono stati affidati i figli.

Tutto quello che occorre sapere sul diritto di abitazione

Il creditore che espropria il bene al debitore diventa proprietario della casa ma se vi risiede una persona che ha il diritto di continuare ad abitarvi non può procedere con la vendita. Teoricamente potrebbe vendere l’immobile all’asta, ma chi comprerebbe un appartamento senza potervi abitare perché occupato da terze persone?

Il diritto di abitare in casa anche in caso di esproprio, dunque, non è pignorabile. Occorre sapere, però, che per essere valido il debitore dovrà registrare il diritto e trascriverlo nei registri immobiliari prima del pignoramento dell’immobile e dell’ipoteca. In caso contrario, sarà il creditore a “vincere” e a far valere i suoi diritti di proprietà della casa.

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Quando il diritto si estingue

Il beneficio si estingue immediatamente qualora il titolare muoia, in caso di prescrizione, se chi possiede il diritto diventa proprietario della casa, se scadono i termini previsti nell’atto costitutivo e se il bene non c’è più.