Fisco, il ballo dei fantasmi: la riforma sospesa danza con l’incubo patrimoniale

In attesa che si concretizzi la “rivoluzione” del sistema fiscale, la patrimoniale continua a gravare sui contribuenti. E non solo come spauracchio.

Tassa patrimoniale
Foto © AdobeStock

La paura che torni una patrimoniale è probabilmente pari all’attesa per l’auspicata riforma fiscale. Nel senso che l’una bilancia l’altra, in un andirivieni di sensazioni che il cittadino medio finisce per subire, piuttosto che provare. Anche perché, a dirla tutta, la riforma dovrebbe ridurre il peso fiscale dalle spalle degli italiani. Per i quali, invece, al momento campeggia più l’incubo di vedersele rafforzate, nonostante di patrimoniale non se ne parli esplicitamente. Almeno per ora. Tuttavia, è bene ricordare che una sorta di tassa sul patrimonio in realtà la si paga. E senza accorgersene, perlomeno non nel senso letterale del termine.

L’obiettivo della riforma fiscale guarda piuttosto in là: detassare il reddito da lavoro e incrementare la tassazione sul patrimonio improduttivo. Questo significa, sostanzialmente, che i depositi di denaro che non producono un rendimento o comunque un interesse attivo, finiranno per essere colpiti da un prelievo. Qualcosa di simile, come detto, avviene già. Solo che lo conosciamo con il nome di commissioni. Ora però, per chi possiede patrimoni di grosso calibro senza aver optato per una forma di investimento, saranno guai grossi.

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Riforma fiscale, l’attesa si prolunga: cosa succede con la patrimoniale

Alcune banche hanno già fatto sapere che chiuderanno i conti troppo elevati e improduttivi. Questo perché, oltre che ai correntisti, un conto corrente di proporzioni troppo elevate che non produce rendimenti diventa un costo anche per gli stessi istituti di credito. Senza considerare che, di per sé, il mese di giugno ha rappresentato un mese di elevato tasso di pressione fiscale. Entro il 30, ad esempio, si paga l’Imu ma anche l’imposta di bollo da 34,20 euro l’anno (persone fisiche) o 100 euro (persone giuridiche). L’unica condizione per non pagare l’imposta, è possedere un conto al di sotto dei 5 mila euro. Al di sopra, il patrimonio è soggetto a tassazione.

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L’imposta di bollo viene liquidata ogni tre mesi, esattamente come l’estratto conto. E visto che una data corrisponde al 30 giugno, ecco che i primi dieci di luglio rappresentano un periodo limite, da tenere in serissima considerazione. In questo periodo, sarà noto l’addebito della ritenuta da parte della banca (sostituto d’imposta in questo caso). Il tutto verrà identificato nel documento di sintesi, in cui sarà presente il calcolo dell’imposta dello 0,20% del valore patrimoniale. Una tassa a tutti gli effetti, anche se applicata sulla base di un anno. Per chi ha un patrimonio pari a 100 mila euro, il prelievo sarà quindi di 200 euro l’anno (50 euro al 30 giugno). Ma, come detto, per i conti alti il rischio è anche un altro: arrivare alla riforma fiscale e ritrovarsi accerchiato da imposta di bollo e fantasmi di chiusura.