I Bitcoin servono davvero? Ecco chi ci sta guadagnando

I Bitcoin esprimono l’evoluzione del mondo degli investimenti e sembrano occupare sempre più un ruolo non secondario. Sicurezza, anonimato ed alta tecnologia sono parole chiave delle monete virtuali. Ma che finalità hanno?

Bitcoin El Salvador
Foto di Liam Ortiz da Pixabay

I Bitcoin sono la criptovaluta per eccellenza, e ciò non deve stupire. Se ne parla ogni giorno, anzi quasi ogni ora è possibile trovare notizie e aggiornamenti su questa moneta virtuale. Anche personaggi influenti a livello mondiale, come il noto Elon Musk, non fanno altro che alimentare le chiacchiere e i dibattiti sull’effettiva utilità di questo strumento di investimento.

Il futuro, però, sembra tutto sommato dalla parte dei Bitcoin. Con lentezza, ma in modo costante e graduale, le criptovalute stanno guadagnando fette di credibilità a livello globale, e non soltanto tra gli investitori più scaltri ed esperti. Ed anche paesi come la Cina hanno colto la portata della novità epocale di questi strumenti: lo Yuan digitale è infatti ormai una realtà nel paese del sol levante. Si ispira al meccanismo del Bitcoin e delle altre criptovalute, ma se ne differenzia perchè di fatto è una moneta ‘governata’ dalla banca centrale cinese.

Di seguito vogliamo contribuire a fare un po’ di chiarezza nel complesso e intricato mondo delle criptovalute, cercando di dare una risposta esaustiva alla seguente domanda: a che cosa servono davvero i Bitcoin? ossia, qual è l’utilità che deriva da operazioni di investimento in questa direzione?

A che cosa servono i Bitcoin? Cenni al contesto di riferimento

Prima di affrontare da vicino la domanda appena esposta, appare opportuno richiamare qualche elemento caratterizzante il concetto di Bitcoin. Onde aiutare a capire quale sia la risposta da dare alla domanda ‘a che cosa servono i Bitcoin?’.

Ebbene, il Bitcoin – come tutte le altre criptovalute – è una moneta virtuale. Ciò significa che non è stampata come le classiche banconote; è  invece prodotta, distribuita e scambiata in maniera integralmente virtuale, via computer, e con una tecnologia peer to peer.

La nascita dei Bitcoin è solitamente collegata all’intuizione di un certo Satoshi Nakamoto, pseudonimo usato appunto dall’inventore di questa moneta virtuale. Ma la sua identità effettiva – si presume si tratti di un giapponese – è ad oggi sconosciuta. Satoshi pubblica i primi whitepaper su questa criptovaluta e sulla tecnologia che sta alla base, la blockchain, nel 2008-2009. All’epoca Nakamoto presentò su una mailing list di esperti di crittografia il progetto della prima valuta virtuale, ovvero il Bitcoin. E forse mai si sarebbe aspettato un successo a livello planetario.

Oggi il Bitcoin è da considerarsi la prima criptovaluta creata e commercializzata. Il suo simbolo è ฿, ma nei mercati è altresì utilizzato BTC o XBT.

La virtualità del Bitcoin è elemento essenziale della criptovaluta

Parlare di Bitcoin significa dunque considerare una moneta virtuale che serve a scambiare denaro online tra gli utenti. Ciò senza passare da banche e in modo assai sicuro per gli investitori.

Possiamo dunque già dare una prima risposta circa le finalità del Bitcoin. Si tratta di una delle più di 2mila valute virtuali oggi in circolazione. Sono valute ‘virtuali’ in quanto, a differenza di euro; sterline e dollari, tutte le transazioni con Bitcoin si basano non su banconote o monete, bensì su codici. Anzi i Bitcoin sono di fatto monete costituite da codici informatici, ossia sequenze di numeri. La vera rivoluzione è dunque quella appena citata: i Bitcoin non passano da alcuna banca, giacchè il loro ‘circuito’ opera al di fuori di esse.

E’ dunque facilmente comprensibile la diffidenza delle autorità operanti nel mondo finanziario, anche se oggigiorno qualche passo avanti sembra essere stato fatto. Se pensiamo anche all’endorsement da parte di Elon Musk.

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La tecnologia peer to peer dietro il successo dei Bitcoin

Il successo di questa moneta virtuale non arriva per caso. Infatti, il meccanismo di funzionamento delle criptovalute è assai articolato e si fonda su una particolare tecnologia legata al cd. ‘peer to peer’. In estrema sintesi, quest’ultimo consiste in un sistema in cui i file sono conservati su più computer collegati alla rete e tra loro, da cui  è possibile scaricare “pezzi di file”.

In virtù di questo complesso sistema, il Bitcoin non svaluta a fronte dell’immissione sul mercato di nuova moneta. Ciò anche in ragione del fatto che la complessità del sistema rende sempre più difficile risolvere gli algoritmi per controllare ed accettare le transazioni. In termini pratici, questo aspetto del funzionamento dei Bitcoin assicura ad essi  un valore il meno possibile influenzato da svalutazioni collegate al fenomeno dell’inflazione.

Dietro il successo del Bitcoin, c’è dunque una tecnologia molto complessa, che rende la moneta virtuale piuttosto sicura contro possibili intenti fraudolenti. La tecnologia cd. blockchain funziona in maniera tale da avere una gestione digitalizzata della valuta in questione.

Bitcoin, blockchain e portafogli virtuali

Come sopra accennato, la moneta Bitcoin non è prodotta da una banca centrale, che immette nel mercato nuova moneta. Non è insomma il meccanismo che riguarda le monete dei paesi del mondo, giacchè nel caso dei Bitcoin le monete sono conservate all’interno di giganteschi database condivisi tra gli utenti. Detti data base sono installati su più pc uniti tra loro grazie al web. Questo complesso sistema di condivisione, attraverso sistemi avanzati di crittografia, permette di tracciare le transazioni; generare nuove monete, distribuirle ai proprietari e compiere tantissime transazioni. Il tutto in modo assolutamente indipendente da regole imposte dalle autorità centrali.

Le citate criptovalute sono dunque tenute dentro un portafoglio virtuale anch’esso, ossia salvate nell’ambito di un indirizzo Bitcoin particolare (wallet, o portafoglio), composto da chiave privata e chiave pubblica. La prima chiave pubblica serve per condividerla con tutti e consentire che l’investitore sappia dove versare Bitcoin; mentre la seconda chiave privata serve a consentire l’accesso a quello specifico portafoglio, ma anche la gestione di transazioni nel suo ambito.

In parole un po’ più semplici, per trasferire Bitcoin basta la rete web perché dette valute virtuali non sono depositati su un c/c bancario; né tanto meno sono caricate su una carta prepagata o disponibili cash con sportello ATM. Anzi, quando si acquistano o si vendono Bitcoin è sufficiente possedere un wallet, vale a dire un portafoglio virtuale sul proprio pc o su una piattaforma in rete.

Va da sè insomma che operare come investitore nel campo dei Bitcoin richiede conoscenze del settore piuttosto approfondite. Non ci si può di certo improvvisare.

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A cosa servono i Bitcoin? Le criptovalute come strumenti di speculazione

Alla luce di quanto riportato finora, risulta più agevole rispondere alla domanda ‘a che cosa servono i Bitcoin?’. Dette monete virtuali sono di fatto soltanto in via eccezionale mezzi di pagamento: in verità, la loro finalità è quella di generare un profitto dall’investimento collegato. La criptovaluta si identifica dunque come un mezzo per la speculazione.

L’obiettivo della speculazione infatti è quello di accrescere i profitti nel breve periodo “giocando” sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita di un dato bene o asset di beni. Ci riferiamo ad obbligazioni ed azioni, ma anche a preziosi e alle stesse criptovalute, Bitcoin inclusi.

Attenzione però ad avere un atteggiamento cauto verso questo tipo di investimento. Infatti, se in apparenza può sembra assai redditizio, è altrettanto vero che – specialmente se non si è degli investitori smaliziati – vi sono insidie e pericoli, rappresentati dai frequenti alti aumenti e ribassi molto marcati del prezzo del Bitcoin.

Ecco perchè se è corretto affermare che i Bitcoin servono a speculare, l’investitore farà comunque bene a diversificare gli investimenti e non puntare tutti i propri risparmi su questa valuta virtuale.

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