Un quadro in preoccupante cambiamento quello economico globale. Il primo spettro da fronteggiare è quello dell’inflazione.

Inflazione
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Il dopo pandemia si compone di un puzzle di rischi estremamente complesso. Uno dei pezzi più complessi da fronteggiare (e cercare di mettere a posto senza troppi danni) risponde al nome di inflazione. Quella che spaventa e che, a fronte di una crisi economica imprevedibile non solo nella sua manifestazione ma anche nei suoi effetti, potrebbe rappresentare la variabile impazzita comune a tutte le grandi economie. A tremare sono soprattutto gli Stati Uniti i quali, però, hanno da tempo messo in conto l’innalzamento del livello dei prezzi e della diminuzione della capacità d’acquisto. Più deleterio potrebbe essere l’effetto sulle potenze economiche europee, che probabilmente ne discuteranno nel G7 di Cornovaglia.

In attesa di capirne di più sulla direzione presa dai conti globali, viene da chiedersi come fare, per chi vive nella classe media, per fronteggiare un periodo di ulteriore difficoltà di spesa. Soprattutto nel momento in cui fosse stata operata la scelta di investire parte del proprio denaro in alcuni settori. Uno degli effetti più plausibili, in caso di innalzamento repentino del livello di inflazione, sarebbe il rallentamento produttivo per la difficoltà di reperimento delle materie prime (alcuni giorni fa era emerso il caso della latta). Sul fronte delle liquidità sarebbe ancora peggio: in quel caso, il rischio sarebbe l’effetto stagnazione.

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Allarme inflazione: le strategie per salvare gli investimenti

Considerando tutte le variabili, viene da chiedersi come fare per proteggere i propri risparmi, così come gli investimenti. Tuttavia, prima di adeguare le strategie, bisognerebbe saperne di più sulla natura di un’inflazione imprevedibile per come si è originata. Le Banche centrali, da parte loro, potrebbero muoversi sull’aumento dei tassi entro la fine dell’anno, con l’effetto immediato di generare una volatilità di mercato anche su fronti solitamente più granitici. In questo caso, restando peraltro in un quadro di complessiva ripresa economica, sarebbe utile indirizzare il proprio portafoglio su voci meno rischiose e, in tempi di inflazione, capaci di sfruttarne al meglio gli effetti. Su tutti, il settore delle commodity ma anche del debito emergente.

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Il tutto senza dimenticare che buona parte della capacità d’azione degli investitori dipenderà dalle strategie di contrasto adottate dalle banche. Il resto lo farà il livello di inflazione toccata. Le stime parlano di un 4,6% nei soli Stati Uniti, atteso per il 2022 e pronto ad attestarsi al 3% sul periodo lungo. Il paracadute dipenderà quindi da più fattori. Ci sarà da aspettare ancora ma, sulle stime presenti, qualche piccolo passo meglio iniziare a farlo.