Tra dicembre e gennaio, l’inflazione balza dello 0,9%. Un dato che influisce sui consumi ma che rischia di intaccare anche i conti in giacenza passiva.

Inflazione
Foto di klimkin da Pixabay

Sono passati ben quarantatré anni da quando Rino Gaetano sosteneva come l’ormai storica Gianna difendesse il suo salario dall’inflazione. Un concetto che all’epoca probabilmente raggiungeva una platea ben più preparata su determinati termini, laddove oggi un sovraccarico di informazione ha reso meno immediata la comprensione. Sì, una sorta di effetto contrario che può capitare ma che non cambia di molto la sostanza. L’inflazione, ovvero l’aumento generale dei prezzi (su beni e servizi), è ancora un argomento caldissimo.

Caldo perché, dato fresco di questi giorni, l’inflazione risale. E secondo l’Istat, a gennaio si è attestata su un +0,2% di rialzo su base annua. Un aumento considerevole rispetto al 2019, che può in qualche modo definirsi figlio della pandemia, che ha ridotto i consumi ma alzato inevitabilmente i prezzi, specie per la fase di ripresa.

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L’inflazione risale, l’investimento contro la stasi

Un discorso meno cervellotico di quanto sembri. Su base mensile, infatti, il prezzo al consumo è salito dello 0,5% tra dicembre e gennaio. E questo in riferimento ai beni primari, il che non è mai un buon affare, specialmente in un periodo di crisi economica. E, naturalmente, di difficoltà generale anche a imbastire le spese minime. Altro punto focale: in Italia, il rischio è che il livello di inflazione sia anche peggiore rispetto alla media europea. Basti considerare che, a livello generale, l’aumento tendenziale dei Paesi comunitari si è attestato allo 0,9%.

Inutile dire che, in un contesto simile, le parole di una vecchia canzone risultino ancora attualissime. I livelli di inflazione non influiscono solo sui consumi ma anche sugli stessi conti correnti dei contribuenti. La crescita inflazionistica, infatti, comporterà il rischio di intaccare in qualche modo il capitale in giacenza passiva, ovvero quello che non genera interessi e che, di fatto, non è soggetto ad alcun tipo di investimento. La movimentazione in questi casi può essere utile, quando si ha una giacenza di almeno 10 mila euro. L’impiego in strumenti che possano rendere perlomeno una cifra pari all’inflazione su scala annuale. Non semplice ma una variabile da tenere in considerazione.