Meglio avere una valida giustificazione per le microtransazioni ricorrenti: porteranno penalizzazioni nella corsa al Cashback.

Cashback
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A fare i furbi, si sa, alla lunga si rischi di passare per fessi. Nel caso del Cashback, molto concretamente, il “pericolo” è quello di scivolare in fondo alla classifica per il maxi-rimborso da 1.500 euro, dopo aver tentato in ogni modo di ascendere fino ai vertici della graduatoria. Il famoso vuoto normativo che aveva favorito operazioni ora ritenute sospette, tuttavia, ha già contribuito a far rivedere (per ora solo su un piano teorico) l’ascesa di alcuni partecipanti alla corsa.

Per ora non ancora in modo effettivo. Fatto sta che le sanzioni in arrivo per coloro non in grado di giustificare le transazioni sospette, resteranno probabilmente il deterrente maggiore ai trucchi poco ortodossi. E la corsa al Cashback, nella sua versione più remunerativa, resterà un premio per i più virtuosi. Nel senso che andrà a ricompensare chi, nonostante tutto, ha seguito la strada dei pagamenti tracciabili in modo corretto. Ora, visto che a pagare lo scotto delle mosse dei furbetti (scaltre ma comunque legali a norma di regolamento) sono stati soprattutto gli esercenti, specie i gestori dei distributori di carburante, si è pensato di porre un freno e vederci chiaro sul fenomeno delle microtransazioni.

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Cashback, due sanzioni per i furbi e un promemoria per il futuro

Poco tempo e poche scuse per giustificare le transazioni troppo ravvicinate e di importo minimo. Ma cosa accadrà in concreto? La mossa del governo è stata eseguita allo scopo di salvare la credibilità del sistema Cashback e, per questo, si era inizialmente pensato di mettere in archivio l’intera questione. Tuttavia, i 4 milioni di italiani (la maggior parte dei quali partecipanti onesti) iscritti hanno ridotto l’esecutivo a più miti consigli, optando per una soluzione meno drastica. Per coloro che verranno colti in flagrante senza poter giustificare il proprio operato, scatterà un messaggio da PagoPa. “Le transazioni ricorrenti di importo irrisorio – si scrive – effettuate in numero elevato presso lo stesso esercente non saranno valide per la classifica del Super Cashback”.

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Niente sanzioni né multe quindi. Solo un declassamento in graduatoria, dalla quale verrà sottratto l’importo corrispondente alle microtransazioni non giustificate nei sette giorni di contestazione a disposizione dalla ricezione dell’sms. Un altro rischio concreto, è quello dell’esclusione totale dalla classifica del Super Cashback. In pratica, le transazioni eseguite saranno valide solo per il premio ordinario da 150 euro e non per il maxi-rimborso da 1.500. L’obiettivo è duplice: equiparare la situazione e, nondimeno, scoraggiare comportamenti simili in futuro. Ma, probabilmente, anche a ricordarsi di prestare più attenzione nello stilare le norme di regolamento.