Si possono condividere informazioni sull’avvenuta vaccinazione? E il datore di lavoro può esigere di sapere se il dipendente è vaccinato? Il Garante dice no.

Vaccino Covid lavoro
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La condivisione è alla base di ogni rapporto umano. Ce lo siamo ricordati spesso durante la pandemia, che ha costretto al rivedere all’estremo ribasso i contatti fra persone, anche appartenenti alla stessa famiglia. Figurarsi i contatti fra colleghi di lavoro, trasformati in interfacce digitali nei periodi più duri (quando ha proliferato lo smartworking) e, di conseguenza, con i momenti di convivialità ridotti al lumicino, se non del tutto annullati. Ma non è solo il coronavirus a limitare le occasioni di condivisione fra membri dello stesso staff. In molti casi, anche a seconda del rapporto che viene a crearsi in un gruppo di lavoro, può accadere che si arrivi a scambiarsi delle informazioni, magari anche delicate o riferite al nostro status all’interno dell’azienda.

Per i vaccini si pone lo stesso quesito: fino a che punto si possono condividere coi colleghi determinate informazioni? E, soprattutto, un ipotetico datore di lavoro potrebbe richiedere conferme in tal senso al proprio dipendente? Una questione meno semplice di quel che sembra tanto che, accanto al logico buonsenso, ha richiesto un intervento specifico da parte del Garante per la Privacy. Anche perché, secondo il legislatore europeo, i dati sanitari fanno parte delle cosiddette “categorie particolari di dati personali”. Ovvero, rientrano a pieno titolo fra le informazioni tutelate dalla privacy.

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Si può chiedere al proprio lavoratore se è vaccinato? Le informazioni del Garante della Privacy

Il dibattito, tuttavia, si estende in modo sensibile con la pandemia. Tanto che, secondo quanto scritto dal New York Times, la condivisione di informazioni circa l’avvenuta vaccinazione o meno, rientrerebbe non in una divulgazione ma in un’ottica di riduzione del rischio. Resta il fatto che il Garante della Privacy, per quanto riguarda la condivisione delle informazioni sul luogo di lavoro, non si smuove di un millimetro: il datore di lavoro, ad esempio, non può chiedere al lavoratore di fornire delle informazioni sulla vaccinazione, né tantomeno dei documenti che la comprovino. Questo perché il consenso non costituisce “una valida condizione di liceità in ragione dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel contesto lavorativo”.

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Ma non solo. Secondo il Garante, esiste un’ulteriore limitazione a carico del datore di lavoro. Costui, infatti, non potrà ottenere l’elenco delle vaccinazioni eseguite dal medico competente. La ragione, in questo caso, è legata al ruolo di quest’ultimo. Solo il medico competente, infatti, può “trattare i dati sanitari dei lavoratori e tra questi, se del caso, le informazioni relative alla vaccinazione”. Questo, però, esclusivamente “nell’ambito della sorveglianza sanitaria e in sede di verifica dell’idoneità alla mansione specifica”. In pratica, l’informazione sul vaccino resta riservata.