Cashback, scacco matto ai furbetti: la clamorosa decisione dello Stato

Alla fine è arrivata anche per loro la stangata. Lo Stato non ha fatto sconti a chi ha troppo abusato di certe dinamiche.

Cashback squalifica
Foto: Web

Inizialmente questo tipo di operazione doveva servire, ma di fatto il fine è ancora quello, a contrastare l’eccessivo utilizzo del denaro contante nelle transazioni per l’acquisto di beni e servizi. La trovata, semplice ed efficace, consisteva nell’assegnare un rimborso del 10% sulla cifra complessiva spesa, agli utenti che avranno portato a termine almeno 50 operazioni con pagamento attraverso carta di credito o bancomat, per l’acquisto, come specificato, di beni e servizi. L’operazione ha riscosso grande successo, soprattutto nei primi mesi.

Oltre al bonus iniziale, l’utente avrebbe avuto la possibilità di accedere ad un ulteriore bonus di 1500 euro una volta entrato nella classifica dei 100mila con maggior numero di transazioni effettuate a livello nazionale. A questo punto in un numero sempre più crescente di italiani è scattato qualcosa che ne ha da subito corrotto le iniziali buone intenzioni. I distributori automatici che prendono il bancomat o la carta di credito ed accettano ogni tipo di importo, semplice. La scelta, quasi per tutti cade sui distributori di benzina.

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Sotto scatto i furbetti del Cashback: gli utenti possono anche fare ricorso entro i termini consentiti

Furbettu Cashback
Furbetti Cashback (Adobe)

I poveri gestori delle pompe di benzina, si sono dunque visti costretti a pagare commissioni alle banche per micro pagamenti anche di pochi centesimi. Il gioco era semplice. Voglio fare rifornimento? Ho intenzione di spendere 10 euro? Bene, faccio 10 operazioni da 1 euro, o peggio ancora 20 operazioni da 0.50 centesimi. Tutto vero, tutto confermato dagli estratti conto dei benzinai, costretti a volte a pagare commissioni più alte della somma realmente incassata. A questo punto, la mole di furbetti del caso, è aumentata talmente tanto che ha trovato lo Stato costretto ad intervenire.

“Stiamo effettuando delle verifiche su alcune transazioni anomale, ricorrenti di importo irrisorio, effettuate in numero elevato presso lo stesso esercente, lo stesso giorno e che, pertanto, appaiono non qualificabili come acquisti di beni o servizi. Queste transazioni, se legate a condotte abusive, non darebbero diritto ad alcun tipo di rimborso. Per questo abbiamo provveduto a stornare le operazioni sospette”. Questo il messaggio che numerosi utenti si sono visti recapitare, in merito alle transazioni sospette sul proprio profilo Cashback.

Nel caso in cui l’accertamento risulti efficace al punto da scovare operazioni realmente sospette, si passa con l’annullamento delle operazioni stesse. Ovviamente l’utente può fare ricordo entro sette giorni dall’eventuale riscontro di azione sospetta.

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A quel punto per i cosiddetti furbetti scatterebbe la sanzione del blocco di tutte le operazioni e la relativa certezza, per loro, dello spreco di tutte le energie ai distributori automatici di carburante. Un lavoro alla fine inutile per portare un vantaggio, fasullo e quasi truffaldino, poi cancellato. Lo Stato ha a cuore questo tipo di iniziativa e si trova oggi a dover fronteggiare anche questo tipo di dinamica.

La parola fine,  questo tipo di pratica potrebbe essere messa stabilendo una soglia minima di importo dal quale iniziare a considerare l’idea di rimborso Cashback. Per fare in modo che una bella fetta gestori di pompe di benzina non cada vittima degli attacchi di italiani poco propensi a rispettare le regole e molto propensi ad approfittare di ogni tipo “buco” nei regolamenti.