I prestiti pro-imprese creditrici hanno scavato il solco dei disavanzi. Secondo Ifel-Anci, oltre 800 comuni rischiano il crack.

Comuni italiani deficit
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Cinquecento milioni in arrivo col Decreto Sostegni bis e la strisciante sensazione che possano non bastare per tamponare il rosso fuoco di alcuni comuni italiani. A far cadere il castello arriva la Consulta, che frena la norma salva-bilanci e mette un punto sulla possibilità di spalmare i debiti in una calendarizzazione trentennale, riportando la questione del ripianamento dei debiti contratti sulle tempistiche ordinarie. Questo significa guai seri per almeno 1.750 comuni del Belpaese, alle prese con deficit legati ad anticipazioni della liquidità. I dati emersi da un’analisi di Ifel-Anci, in particolare, si concentrano su 812 di loro, distribuiti perlopiù nel Mezzogiorno.

Un problema di deficit che rischia seriamente di trasformarsi in default. Questo perché gli stanziamenti per il sostentamento dei bilanci non sembra in grado di fronteggiare questioni annose che avrebbero richiesto decisamente più tempo per essere riparate. Per questo lo stop della Consulta si inserisce in un quadro già particolarmente drammatico. La dilazione a 30 anni sfuma con la stessa velocità con la quale si era prospettata, senza contare che la pandemia ha giocato il suo ruolo nello scavare il solco ancora più in profondità.

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Comuni in deficit, la classifica di Ifel-Anci: chi rischia il default

La graduatoria racchiude situazioni piuttosto spiacevoli, specie nelle prime dieci posizioni. A una prima scorsa dell’infausta top 10, risulta evidente che il problema sia concentrato perlopiù al Sud Italia. In cima alla classifica, infatti, spicca il comune di Napoli che, secondo Ifel-Anci, si trova sul tavolo un rosso da 946,7 milioni, che richiederà un ripianamento pari a 315,6 milioni l’anno per tre anni. Difficile anche solo pensarlo, a meno di interventi esterni, come spiegato dal sindaco Luigi De Magistris: “Se il Governo non interviene ci sarà la rivolta delle città”. La seconda piazza è occupata dall’unica delle prime dieci a essere collocata a Nord. Torino, infatti, si trova di fronte a un buco di 429,8 milioni da ripianare con 143,3 a “rata”.

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Dalla terza posizione in poi, è un compendio di città e cittadine del Mezzogiorno. Si comincia da Reggio Calabria, terza con un debito meno monstre delle prime due, pari a 176 milioni per 58,7 di ripianamento. Seguono Salerno (127,3 milioni di deficit e 42,4 milioni di piano riparazione), Pozzuoli (33,2 milioni a 11,1 l’anno), Lecce (qui pesano 28,1 milioni da 9,4 l’anno), Catanzaro (25,5 milioni per 8,5), Aprilia (unico comune al di sopra della Campania, con 17,5 milioni di debito e una previsione di riparazione da 5,8). Chiudono la top/flop 10 dei comuni a rischio default la campana Afragola, con 2,8 milioni per ripararne 8,5 e Vittoria, nel Ragusano: 4,8 milioni per 1,6 di rientro l’anno. Una bella sfida per tutti.