La zona bianca è il paradiso che molte regioni sperano di raggiungere al più presto possibile. Ecco quali sono le principali regole da seguire in questa fascia 

Zona bianca
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Nei mesi scorsi sembrava un’autentica chimera, adesso in alcune regioni sarà presto realtà. La zona bianca (introdotta dal Decreto Legge del 14 gennaio 20021) è pronta a far capolino in Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna già dalla prossima settimana (e successivamente anche in altre regioni).

Naturalmente trattandosi di un inedito (è stata istituita solo in Sardegna per due settimane a marzo) le regole non sono state ancora ben interiorizzate così come le differenza con la più conosciuta zona gialla.

In prims è bene specificare che questa misura può essere introdotta quando c’è un’incidenza di contagi sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti per almeno 3 settimane consecutive.

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Zona bianca: cosa è concesso e quali attività potranno riaprire

Nel caso in cui si venga a verificare lo scenario di cui sopra si può circolare liberamente senza coprifuoco (a meno di disposizioni particolari dettate dalle singole regioni). Inoltre possono riaprire al pubblico palestre, piscine, bar e ristoranti senza alcun genere di restrizione. 

Spazio a tutte le altre attività produttive e sociali, ovviamente nel rispetto delle norme anti-contagio. Dunque chi pensa ad un “tana libera tutti” si sbaglia di grosso. Bisognerà fare i conti con le classiche accortezze previste ormai da 1 anno e 2 mesi circa, ovvero: divieto di assembramento, obbligo di mantenere la distanza sociale, obbligo di mascherina all’aperto nel caso in cui non si può stare distanti e nei luoghi chiusi a prescindere. 

Non esistono limiti di spostamento e ovviamente di orario. Per quanto concerne le visite, possono recarsi da amici e parenti massimo 4 persone. Hanno la facoltà di portare con loro figli minorenni o persone con disabilità e autoinsufficienti. 

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In sostanza la “patata bollente” passa alle regioni. Quest’ultime possono decidere di optare per le soluzioni di cui sopra senza dover curarsi di ciò che avviene nelle altre zone.