Al contrario di quanto si è sempre pensato la passata Petti non è puramente di provenienza italiana. Ecco cosa è venuto fuori in seguito ad un’indagine nel livornese

Passata Petti
Fonte Instagram – @lacittanews

Il made in Italy sta pian piano avviandosi verso il viale del tramonto. Molti prodotti che dovrebbero rappresentare l’eccellenza del Bel Paese, vengono ormai prodotti in località estere, dove costi di produzione e mano d’opera sono decisamente più abbordabili. In alternativa si reperiscono le materie prime in stati dove il prezzo d’acquisto è di gran lunga più basso.

Solitamente però questo aspetto viene “dichiarato” attraverso l‘etichetta che viene apposta su ogni singola confezione. Stavolta no. Si è preferito far credere che si trattasse di una produzione italiana. Ma si sa, le bugie hanno le gambe corte e un’accurata indagine dei Carabinieri per la tutela agroalimentare ha portato alla luce una triste e sconvolgente verità.

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Passata Petti: cosa ha portato alla luce l’indagine

Le famose passate di pomodoro Petti da sempre un marchio di fabbrica della Toscana, a quanto pare non sono poi così “italiane” come si vuole lasciar trasparire. Grazie al lavoro di investigazione delle forze dell’ordine è stato scoperto che nonostante l’etichetta “pomodoro 100% italiano” o “pomodoro 100% toscano”, in realtà le conserve erano state prodotte con pomodori di paesi extra europei.

In totale sono state sequestrate 4.477 tonnellate di pomodoro. Alcune erano già state falsamente etichettate, altre erano i fusti e in bidoni in attesa di essere “contraffatte”. Per effetto di ciò, 6 persone sono indagate per frode in commercio. 

Andando nello specifico dell’operazione il sequestro disposto dalla procura di Livorno è avvenuto presso il deposito della Italian Food Spa del Gruppo Petti. L’azienda conserviera con sedi a Venturina Terme e Campo alla Croce di Campiglia Marittima (provincia di Livorno) ha sempre avuto come motivo di vanto quello di utilizzare solo pomodoro toscano.

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Invece da quanto emerso, i prodotti venivano realizzati utilizzando rilevanti quantità di pomodoro estero, che veniva poi miscelato con quantitativi di semilavorati di pomodoro italiano.