Attenzione a tenere sempre d’occhio le dichiarazioni dei redditi. Come stabilito dalla Cassazione, l’errore del commercialista non è a carico suo…

Commercialista
Foto: Web

Quando ci si rivolge a un professionista, è sempre bene scegliere con accuratezza. Soprattutto quando a tale figura affidiamo praticamente parte della nostra vita. E’ il caso del commercialista, emblematico in questo senso: gestore della parte fiscale della quotidianità del suo cliente, responsabile (perché di fatto fiduciario e remunerato per questo) delle questioni dichiarative e della regolarità del suo cliente nei confronti dell’erario. Questo vale per un lavoratore autonomo, che affida al commercialista ad esempio la gestione della sua Partita Iva, ma anche per chi semplicemente richiede lo svolgimento di pratiche di qualsiasi tipo.

Ecco, l’attenzione nella scelta dovrà essere primaria. Anche perché, se mai ve lo foste chiesti, nel caso in cui il commercialista commetta un errore, non sarebbe lui a pagarne le conseguenze. Se prima c’era qualche dubbio a riguardo, la sentenza n. 12409 della Corte di Cassazione, depositata in data 11 maggio 2021, arriva a fugarli tutti. Secondo quanto stabilito dagli ermellini, infatti, l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi da parte dell’incaricato produrrebbe delle sanzioni interamente a carico del contribuente. Con un’unica eccezione: un comportamento fraudolento da parte del professionista.

LEGGI ANCHE >>> Pensione, andarci con soli 5 anni di contributi è possibile

Il commercialista sbaglia le dichiarazioni? Paga il cliente: ecco perché

La ragione di tale pronunciamento in realtà è semplice. L’aver affidato le pratiche di assolvimento degli obblighi tributari, non costituisce l’assolvimento degli stessi. In sostanza, anche nel momento in cui dovessero esservi degli incaricati, la responsabilità dell’obbligo risulterebbe comunque a carico del contribuente. Questo perché, al termine delle procedure, dovrà essere comunque l’incaricante ad accertarsi che il tutto sia stato eseguito al meglio. La sentenza della Cassazione arriva a sbrogliare un contenzioso andato avanti proprio su un caso simile, costituendo di fatto un diktat che dovrà d’ora in poi essere tenuto in considerazione.

LEGGI ANCHE >>> Lavori usuranti e gravosi, la differenza c’è: chi va in pensione prima

Nello specifico, il pronunciamento riguardava alcuni avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate per un’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. Invii contestati dal contribuente, il cui ricorso era stato accolto da Ctp e Ctr, in quanto ritenute le sanzioni non imputabili al contribuente, stante la responsabilità esclusiva del consulente, condannato per truffa. Per la Cassazione, tuttavia, pur essendo fondato il motivo del ricorso, gravava sul contribuente l’assenza di una prova che accertasse l’assoluta assenza di colpa, ovvero lo stato di ignoranza incolpevole. Quanto si diceva: un controllo necessario al fine di accertare che tutto sia andato a buon fine.