La rabbia di chi paga sulla sua pelle l’incertezza di una iniziativa nata per semplificare e creare vantaggi per tutti.

Rifornimento
Rifornimento (Adobe)

Tutti conosciamo il cashback, l’iniziativa che consente a tutti di ritornare del 10% rispetto alle spese effettuate per l’acquisto di beni e servizi, esclusi quelli venduti on line. Al raggiungimento delle 50 operazioni effettuate, per l’appunto, quel 10% sull’importo complessivo speso tornerà al cittadino. Niente male, insomma, se si pensa alla natura della cosa, stimolare gli acquisti e favorire l’utilizzo di carte di credito o bancomat per gli acquisti, condizione rigorosamente necessaria.

Eppure c’è chi ha ben pensato di sfruttare a proprio favore la ghiotta opportunità lanciata dallo Stato. Sfruttare, nel senso di bypassare determinate norme ed avvantaggiarsi rispetto alle norme che evidentemente sembrano non valere per tutti. I furbetti del rifornimento sono noti a tutti, quattro, cinque o ancora più operazioni di pochi centesimi alla volta per fare 10 euro di benzina ad esempio. Ma in tutto ciò, chi è che ci rimette davvero?

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Il Cahback diventa un furto autorizzato: lo sfogo di chi non sopporta più il sopruso

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Fonte: Pixabay

Ci scrive Giorgio, da Napoli, per raccontarci la sua di esperienza. La sua è la classica pompa di benzina di città, poche colonnine, clienti abituali, e qualche furbetto, che ultimamente sta lasciando il segno per le operazioni scorrette delle quali quotidianamente si macchia. “Siamo una delle categorie più colpite- racconta Giorgio – ogni mattina tra le transazioni della notte trovo il solito eroe dei nostri tempi che compie 10 o anche 15 operazioni da pochi centesimi di euro pur di arrivare alla fatidica quota di 50 transazioni“.

“Io su quelle transazioni ci pago le commissioni – continua – ad ogni furbata del nostro eroe, che prima o poi beccherò di persona, io pago, io ci rimetto”. E allora la proposta che è la voce di una intera categoria. “Perchè non si impone un tetto minino alle operazioni utili per accedere al cashback?  – propone Giorgio – perchè non impone un importo minimo di 10 euro, cosi da tutelare tutti, perchè in questo paese deve sempre esserci chi campa sulle spalle altrui?”

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Lo sfogo di Giorgio è quello di una categoria di lavoratori, di imprenditori che chiede di essere ascoltata e non di essere rimandata ogni volta, come troppo spesso accade, alla prossima volta. Bisogna intervenire oggi, subito, per evitare che il cashback diventi un furto autorizzato ai danni di chi lavora, paga le tasse e crede ancora nella giustizia.