Si chiama imposta di bollo ed è una patrimoniale a tutti gli effetti. La paghiamo tutti, mese per mese, a meno che non si manifestino determinate condizioni.

Patrimoniale
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Viene presentata come la tassa più pericolosa e, per certi versi, anche la più subdola. E il suo nome è talmente uno spauracchio che non sempre ci rendiamo conto che, in realtà, quella tassa lì la paghiamo e anche mensilmente. Sotto un altro nome, chiaro. Eppure, ogni mese, ecco che dal nostro conto corrente avviene il prelievo, silenzioso ma costante. La patrimoniale non è solo una velata ombra minacciosa che si staglia sulle teste dei contribuenti ma una tassa piuttosto prossima, che in molte occasioni non ci rendiamo nemmeno conto di versare abitualmente.

Nel linguaggio comune si parla di imposta di bollo. Ed è vero che si tratta di pochi euro, ma il prelievo avviene e alla fine dell’anno il calcolo può essere impietoso. Altro che introduzione quindi: la tassa patrimoniale agisce in incognito, sotto le spoglie di un’imposta più leggera ma estremamente concreta, che mette nel mirino tutti quei conti correnti che superano una determinata soglia, anche piuttosto esigua rispetto a quello che si può pensare (5 mila euro).

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Incubo patrimoniale? In realtà la paghiamo già: ecco come si chiama

L’imposta di bollo è una patrimoniale in misura più contenuta ed è direttamente addebitata dall’istituto bancario (o dalle Poste per chi ha il conto corrente lì). Alla fine del mese, rendiconto alla mano, si constata come mensilmente vengano sottratti quegli euro d’imposta che, sommate, possono arrivare anche a una buona cifra scaduti i dodici mesi. Una sottrazione ormai datata (fu pensata addirittura nel 1972) e che mette nel mirino tutti i possessori di un conto corrente. L’imposta è pari a 34,20 euro se si tratta di persone fisiche, di 100 per le aziende. E, come detto, solo in pochissimi casi non è dovuta dal contribuente.

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Innanzitutto se il correntista possiede un conto al di sotto delle 5 mila euro. Oppure se il suo Isee risulta inferiore a 7.500 euro. Non bisogna comunque dimenticare che, pur movimentando il conto (una buona soluzione per sfuggire all’imposta è l’investimento delle somme in opzioni che possano portare una rendita), esistono imposte di bollo anche su altre tipologie di deposito. Il conto deposito, appunto, possiede una tassazione introdotta nel 2012 e, di fatto, può essere interpretata come una patrimoniale sui vari strumenti finanziari. Si parla dello 0,2% della giacenza presente nella data di riferimento. Il tutto, senza limitazioni massime per le persone fisiche.