Cassa integrazione, emendamento al Decreto Sostegni: proroga e non solo

Prorogata fino a giugno la misura di cassa integrazione. Si cerca di colmare il vuoto delle coperture di marzo ma resta qualche dubbio.

Cassa integrazione
Foto: Web

Altro giro, altra proroga. Il Decreto Sostegni, in fase di conversione, riserva un’importante novità per la Cassa integrazione, che vedrà allungata la tempistica utile per l’invio delle domande e per la trasmissione dei dati per il pagamento. La nuova scadenza, che prolunga quelle già incorse dell’1 gennaio e del 31 marzo 2021, sarà il prossimo 30 giugno. Altra novità in arrivo, la fruizione della Cassa integrazione con causale Covid, colmando il gap dell’interruzione fra le settimane previste in Legge di Bilancio. Un emendamento approvato in Commissione Bilancio e finanze del Senato, che ha già dato il là alla conversione del Decreto.

Aggiusta quindi il tiro il governo italiano, che attraverso gli emendamenti al Dl andrà a correggere qualche punto oscuro relativo alla misura della Cig. L’obiettivo è inquadrare al meglio la misura (alla quale è stato fatto ampio ricorso durante il periodo pandemico) nel periodo rimanente (per ora il prossimo giugno), regolando le norme di accesso ai trattamenti di integrazione salariale dovuti a sospensione dell’attività lavorativa causa Covid. Almeno stando all’impostazione paventata dall’emendamento, i primi 6 mesi dell’anno dovrebbero tutti rientrare sotto la tutela della Cig.

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Cassa integrazione, emendamento al Decreto Sostegni: come risolvere gli ultimi dubbi

L’obiettivo è regolare la Cassa integrazione ordinaria e Cassa integrazione in deroga e assegno ordinario. Nello specifico, nel primo caso si parla delle 12 settimane accessibili dall’1 gennaio al 31 marzo 2021 e le 13 dall’1 aprile al 30 giugno 2021. Nel secondo, occhio sulle 12 settimane dall’1 gennaio al 30 giugno 2021 e sulle 28 dall’1 aprile al 31 dicembre. In questo senso, il nodo della copertura di marzo sarebbe sciolto, dal momento che il ventaglio si allarga a tutti i primi 6 mesi dell’anno in corso. Va tenuto conto, però, della data dell’1 aprile prevista per l’utilizzo delle nuove settimane dalla versione originaria del Dl.

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Il problema risulterebbe nella data di partenza del calcolo: dal 4 gennaio, ovvero il primo giorno lavorativo dell’anno, la disponibilità andrebbe a terminare il 28 marzo. La risposta l’ha fornita l’Inps, a seguito di un incontro a quattr’occhi con il Ministero del Lavoro. La circolare numero 72 ha stabilito che, a partire dal 29 marzo, si potrà presentare una domanda integrativa. La quale rientrerà appieno nelle nuove disposizioni pensate con il Decreto Sostegni. L’ultimo neo da sistemare sarebbe quindi il calcolo della Cassa integrazione della Legge di Bilancio (con conclusione il 25 marzo). L’accesso alle nuove settimane dovrebbe sbrogliare anche questa matassa.