La classifica del 4 maggio la dice lunga sul trend delle transazioni Cashback. Per chi è partito tardi, il maxi-rimborso resta una chimera.

Super Cashback
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Sono oltre mezzo miliardo le transazioni già processate del Cashback di Stato. Un dato che dà il peso del trend avuto da una delle misure più importanti varate dal Conte II. L’ultimo aggiornamento della classifica fornisce dati interessanti sull’andamento delle transazioni, ricordando che per coloro nelle prime 100 mila posizioni a giugno scatterà il maxi-rimborso da 1.500 euro sulle spese effettuate fin qui. Assieme a questo, va ricordato anche che la progressione dei pagamenti ha fatto sì che quelli necessari per accedere al premio finale siano lievitati al massimo: almeno 318 per rientrare nell’ultima posizione utile.

Roba da capogiro se si considera che il premio, a questo punto, sarà ad appannaggio dei più costanti. In media, infatti, siamo a 2,56 pagamenti quotidiano dall’1 gennaio in poi. Una progressione ingente dal 2,29 del 4 aprile, clamorosa dall’1,51 del 4 febbraio scorso. Il trend sembra indicare che da qui al prossimo mese il ritmo delle transazioni potrebbe anche aumentare ulteriormente. In sostanza, chi ha cominciato troppo tardi a macinare pagamenti, potrebbe ritrovarsi ormai fuori dai giochi.

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Super Cashback, transazioni record: resta il problema furbetti

I 1.500 euro del premio verranno accreditati direttamente sul conto corrente degli aventi diritto, tramite codice Iban fornito preventivamente. I soldi arriveranno entro la fine del mese di agosto, così come i 150 euro previsti come rimborso ordinario del 10%. L’andazzo generale dice che a fine giugno toccheranno quota 464 transazioni (minime) per accedere al super premio finale del Cashback di Stato. Anzi, l’incremento potrebbe essere anche più marcato, sommando tutti i dettagli naturalmente. Fra questi, la sempreverde questione dei furbetti del Cashback, andata per la maggiore da gennaio a oggi.

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Le mini-transazioni che avevano mandato su tutte le furie i benzinai, avevano di fatto sfruttato un buco normativo del Cashback, privo di un tetto minimo di spesa sui pagamenti con sistemi cashless. In sostanza, pur palesemente un comportamento deprecabile, non si tratta di un vero e proprio illecito. Per questo le paventate denunce dei gestori, che pure potrebbero essere giustificate, non avrebbero probabilmente seguito. Niente di strano che, via via, la questione Cashback sia diventata un problema per alcuni esercenti. Molti dei quali ritrovatisi a fronteggiare una quantità enorme di operazioni anche da pochissimi centesimi. Più un danno che un guadagno.