Un passato di proteste e rivendicazioni anima da un secolo e mezzo la ricorrenza del Primo maggio. Una giornata che non ha i contorni della festa.

Primo maggio operaio
Foto di LEEROY Agency da Pixabay

Ogni anno, quando il calendario segna Primo maggio, si ripropone la domanda atavica: è una festa della gente o una ricorrenza contaminata dalla politica? Un bel quesito, soprattutto negli ultimi anni, durante i quali alla tradizionale Festa dei lavoratori si è attribuita una certa deriva, spesso eludendo quella che realmente è l’essenza di ciò che si celebra. Anzi, forse è proprio il nuovo “look” consegnato al Primo maggio che ne ha reso quasi invisibili sia la genesi che le ragioni. Sì, è la Festa dei lavoratori e questo lo sappiamo, ma pochissimi sanno da cosa deriva e perché viene celebrata. E questo è un deterrente tutt’altro che di poco conto per la sua comprensione.

Forse data e luogo potrebbero dire qualcosa: Stati Uniti, 1867. Piena rivoluzione industriale, fermento operaio e una legge nuova di zecca che nel 1866, a Chicago, garantì per la prima volta le 8 ore della giornata lavorativa. Disposizione entrata poi in vigore proprio l’1 maggio dell’anno successivo, accolta da una manifestazione partecipata da 10 mila persone. Un’eco lontana che non ci mise molto a rimbalzare in Europa, dove le lotte sindacali viaggiavano a pieno ritmo anche sull’onda della Prima internazionale, nata nel Regno Unito solo pochi anni prima.

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Le lotte operaie

Condizioni di lavoro difficili, al limite dell’impossibile, scarsa igiene, nessuna sicurezza, orari fuori da ogni canone. Il lungo Ottocento aveva consegnato tutto questo a una società in piena evoluzione sul fronte industriale ma ancora indietro dal punto di vista dell’equiparazione dei diritti dei lavoratori. I veri artefici del miracolo produttivo, coloro in grado di trasformare idee e ingegno in opere concrete.

E coloro che, grazie anche alla nascita dei primi sindacati, riuscirono per la prima volta nella storia a rivendicare tutele per sé stessi e per le loro famiglie. Chicago come New York ma anche come Londra, dove l’orbita attorno all’operosa City dei Lord offriva il desolante spettacolo di grigi gironi danteschi. Fatti di comignoli fumanti, opifici e quartieri degradati, modesta sede dei lavoratori che garantivano alla fucina della città industriale di funzionare a pieno regime.

Storia, tradizione e… deriva politica: le lotte che animarono il Primo maggio

E pensare che quel Primo maggio non fu che una mosca bianca. Per anni, nel corso dell’Ottocento e persino durante i primi del secolo successivo, gli Stati Uniti non riusciranno ad adottare quella legge in modo uniforme. Passeranno altri vent’anni (1886) prima che il catino incandescente esploda. Sempre il Primo maggio, sempre negli Stati Uniti e sempre a Chicago: sciopero generale delle fabbriche, manifestazione mastodontica in piazza e repressione violenta della polizia, con due dimostranti uccisi.

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Un bagno di sangue

E un’escalation di violenza che sarebbe proseguita pochi giorni dopo (4 maggio) ad Haymarket Square. Con un attentato dinamitardo che costò la vita a sei poliziotti. La repressione sarà sanguinosa poiché, da quel momento, la polizia iniziò ad aprire il fuoco sui manifestanti. Le sentenze che seguirono (condanna a morte per gli anarchici colpevoli dell’attentato ed ergastolo per i poliziotti che avevano sparato) sobilleranno la protesta in ogni parte del mondo. Concorde nell’indicare il Primo maggio come la ricorrenza delle lotte operaie. Di battaglie per il diritto che, in alcune parti del mondo, sembrano non essere mai andate via dalle ombre di quel fine Ottocento.