Tra le operazioni paradossalmente oggi più complicata in assoluto ne spunta una davvero inimmaginabile. Ricordare il pin del bancomat.

Pin bancomat
Pin bancomat (Adobe)

Sei cifre, soltanto sei cifre, ma dietro di esse la quotidiana fatica, senza usare eufemismi, per ricordarsene. Di cosa parliamo? Semplice, del pin della vostra tessera bancomat. Quanti di noi hanno difficoltà a ricordarsene nel momento più opportuno, quanti di noi ricorrono a trucchi stratagemmi pur di evitare brutte figure al momento di un pagamento. I più, incoscientemente utilizzano tecniche molto semplici e per la verità assai pericolose.

C’è chi segna spudoratamente il proprio pin sullo smartphone, tra le note o spesso anche tra i contatti. Persone che invece lo salvano tra i contatti sotto la voce “Pin bancomat”, senza nemmeno avere la fantasia di immaginare un altro nome per questo particolare codice, più che personale. Altri invece, scrivono il pin su un pezzetto di carta e lo nascondono sotto tra la custodia dello smartphone e lo smartphone stesso. Niente di più pericoloso.

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Pin bancomat difficile da ricordare? Attenzione alla tre regole

Ricordare il pin del proprio bancomat non è impresa complicatissima, secondo gli esperti basterebbe soltanto utilizzare un metodo valido per questa operazione tanto importante nella nostra vita. Non è esagerare, parliamo davvero di qualcosa di importante. A quel codice, è legata la possibilità di fare acquisti, la spesa di ogni giorno ad esempio e tanto altro ancora. Quello che bisognerebbe fare, è approfondire le fasi di memorizzazioni.

Il processo di memorizzazione, per fare sul serio, quindi e memorizzare il proprio pin con estrema facilità, si compone di tre fasi distinte tra loro. Codifica, ritenzione e recupero. Questa è una delle tecniche più interessanti che si consigliano, per chi proprio non riesce a fare suoi quei sei numeri. La codifica può arrivare associando a quelle informazioni attraverso una modalità propria, associandole ad esempio ad altro a qualcosa di più semplice da ricordare.

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Arriva poi la ritenzione, che consiste nelle operazioni atte a immagazzinare stabilmente l’informazione. Fare in modo, insomma, che quella particolare informazioni resti nella nostra testa, attraverso associazioni, e rimandi ad altre situazioni o oggetti, ad esempio. Il gioco è tutto qui.