In poco più di un anno di covid sono aumentati a dismisura i poveri. Rispetto allo scorso anno però le necessità primarie di queste persone sono profondamente mutate 

Poveri
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Il covid ha lasciato in eredità tantissime persone povere in ogni punto del Bel Paese. Durante il primo lockdown e nei mesi appena successivi sono stati tanti a bussare alla porta della Caritas per chiedere aiuto, in particolar modo un pasto caldo.

Col passare del tempo e con il prosieguo straziante della pandemia, la situazione è leggermente cambiata. I cittadini ormai hanno bisogno di altro. Se in qualche in modo un piatto a tavola lo si riesce a mettere, è tutto il contorno a rendere l’esistenza decisamente più dura.

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Poveri da covid: a quali categorie appartengono o come sono mutate le loro esigenze

Stando alle testimonianze dirette dei volontari delle associazioni che si sono ritrovati a dover far fronte alle richieste di queste persone, adesso lo scenario è decisamente differente. Sono le spese per l’affitto o mutuo, le bollette o eventuali visite mediche specializzate a tenere in ansia gli italiani da nord a sud dello stivale.

A rendere ancor più allarmante la situazione è che oltre ai lavoratori a nero sono precipitati in stato di indigenza anche lavoratori stagionali, dell’arte e della cultura, professionisti con partita Iva, organizzatori di eventi, fisioterapisti, camerieri e parrucchieri. Se ne potrebbero citare anche altri, ma quelli riportati sono esemplificativi di una situazione senza precedenti.

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Per questo molti organi che lavorano in questo ambito coadiuvati dalle amministrazioni comunali, hanno dato vita ad un welfare parallelo a quello del Governo fatto di fondi e ristori. Oltre ad elargire somme di denaro, sono stati ideati dei progetti di riqualificazione professionale e ricerche di nuove opportunità di lavoro attraverso dei volontari. Sono inoltre stati attivati tirocini e finanziamenti di piccoli progetti di lavoro autonomo. 

Un esempio di tutto ciò è il “Fondo San Giuseppe” creato dalla Caritas Ambrosiana in collaborazione con l’Arcidiocesi e il comune di Milano. Grazie anche alle donazioni dei cittadini privati è stato possibile aiutare in diversi modi circa 2500 persone in tutta la Lombardia.