Un’indagine della Polizia di Stato ha permesso di smascherare un gruppo di presunti frodatori: una truffa contro possibili acquirenti di tabaccherie ed edicole.

Tabacchi truffa Polizia
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Tutto è partito da una denuncia. L’input concesso agli inquirenti per snodare una matassa di proporzioni insospettabili. Nel mirino, una famiglia salentina che, ognuno dei membri con un proprio ruolo, avrebbe messo a segno una serie di colpi truffando decine di candidati acquirenti di edicole e tabaccherie in tutta la zona. Una vera e propria struttura, nella quale tutti avrebbero avuto una parte da interpretare, al fine di rendere più credibile la contrattazione e, quindi, correndo minimi rischi di essere scoperti. Secondo quando emerso dalle indagini, in circa tre anni il gruppo avrebbe intascato oltre 650 mila euro.

A gestire l’indagine, il pubblico ministero Massimiliano Carducci, con la collaborazione degli agenti del commissariato di Gallipoli. Un filone che ha permesso di smascherare il presunto imbroglio e di mettere sotto inchiesta tre persone (un uomo con la sua compagna e la figlia di lui). Un’indagine partita a seguito di una denuncia-querela congiunta da parte di alcune vittime, la quale ha permesso di far luce sulle modalità di azione e sulla natura delle truffe messe in atto. Stando a quanto emerso, i membri della famiglia si sarebbero mossi in modo coordinato, al pari di una vera e propria associazione.

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Si spacciavano funzionari pubblici ma era un truffa: nel mirino, potenziali acquirenti di tabaccherie

Al termine dell’inchiesta, ben 21 persone sarebbero state evidenziate come vittime del raggiro. Ai potenziali acquirenti, veniva richiesta una somma di denaro da versare su alcune PostePay o tramite bonifico. Le spese erano “giustificate” attraverso voci quali acquisto di marche da bollo, pagamento di tasse o acquisto di materiali (pc, sigarette). Secondo le testimonianze, il gruppo avrebbe agito fingendosi del personale autorizzato, operante nei Monopoli di Stato o in altri uffici competenti. In alcune occasioni, avrebbero persino utilizzato della documentazione falsa, riportante sigle ministeriali o di altri enti.

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Un’impalcatura fittizia che sarebbe servita a fornire al malcapitato l’illusione che il tutto stesse procedendo per il meglio, mostrando un’apparente scrupolosità nella burocrazia e nella disposizione della documentazione. Secondo l’indagine, tuttavia, nessuna istruttoria sarebbe stata veramente avviata e quanto versato sarebbe finito interamente sui conti dei presunti truffatori. In un’occasione, la truffa avrebbe consentito un “incasso” di 67 mila euro. Per il momento, le truffe accertate sarebbero 14, distribuite in vari comuni salentini. I tre rischiano ora il processo.