Bonus cashback, occhio alla beffa: ecco perché non piace ai commercianti

Introdotto dal precedente governo per contrastare l’evasione fiscale, il programma cashback continua a non piacere ai commercianti. Ecco il motivo.

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Il precedente governo ha deciso di introdurre il bonus cashback con l’intento di contrastare l’evasione fiscale, grazie ad un maggior utilizzo di strumenti di pagamento elettronici. A tal fine, infatti, i soggetti che decidono di aderire all’iniziativa hanno diritto a ricevere un rimborso del 10%, fino ad un massimo di 150 euro, per pagamenti effettuati attraverso ad esempio carte di credito o bancomat.

Sono in tanti ad aver deciso di prendere parte al programma, tanto che grazie al Decreto Sostegni è stato deciso di rinnovare tale bonus con un investimento dal valore di ben 5 miliardi di euro. Dall’altro canto sono ancora in molti a nutrire delle perplessità, soprattutto da parte dei commercianti, che continuano a non nutrire particolare simpatia per tale misura. Ma per quale motivo? Entriamo nei dettagli e scopriamolo assieme.

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Bonus cashback, occhio alla beffa: l’inchiesta di Altroconsumo

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Il bonus cashback ha attirato in poco tempo l’interesse di un gran numero di consumatori, attirati dalla possibilità di poter ottenere un rimborso per gli acquisti effettuati attraverso l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici. Dall’altro canto, però, per ogni transazione senza contanti, gli esercenti si trovano alle prese con delle commissioni da pagare alla banca. Proprio questi costi si rivelano essere uno dei motivi per cui i commercianti continuano a non apprezzare particolarmente tale iniziativa.

Come si evince da un’inchiesta di Altroconsumo, ad esempio, il costo delle commissioni “per un cappuccio e brioches al bar si può arrivare anche a 50 centesimi“. Per una cena da 90 euro, ad esempio, il pagamento con carta di credito può arrivare a costare al locale circa 4 euro di commissioni. Se tutto questo non bastasse, a tali voci bisogna aggiungere le spese che vengono sostenute ogni anno per la gestione e la locazione del Pos.

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Se da un lato il governo incentiva i cittadini a pagare attraverso l’utilizzo di strumenti elettronici, quindi, dall’altro i commercianti non possono tacere di fronte a commissioni troppo alte a loro carico. Un problema che affligge in particolar modo i “piccoli esercenti che non hanno la forza contrattuale delle catene della grande distribuzione che possono giocare sull’elevato volume di transazioni per contrattare la riduzione delle commissioni“.