I giudici, in merito al ricorso di genitori e studenti sul Dpcm del 2 marzo, hanno chiesto al governo delucidazioni sulle evidenze scientifiche che hanno ripristinato la Dad. 

Scuola dad Dpcm
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Quello arrivato durante il mese di marzo a regolamentare l’accesso ai Sostegni per i lavoratori non era un Dpcm ma un Decreto legge. Una differenza sostanziale, specie a seguito del pronunciamento del Tar del Lazio in merito al Dpcm (questo sì) del 2 marzo scorso. O meglio, su una parte di questo, quella riferita alla scuola e alla disposizione della didattica a distanza nelle Regioni in zona rossa. Ovvero, in quei giorni, nella maggior parte dei territori italiani. I giudici del Tribunale amministrativo hanno richiesto al governo di riesaminare la questione entro il 2 aprile, ritenendo di fatto le normative adottate incompatibili con le esigenze degli studenti.

Un tema estremamente delicato, visto che va a infilarsi fra le restrizioni adottate come contenimento della pandemia e la natura stessa dell’istruzione dei ragazzi, seriamente messa alla prova da mesi di Didattica a distanza. Il Tar del Lazio era stato interpellato dal comitato “A Scuola!”, assieme a gruppi di genitori e studenti, che chiedevano la sospensione delle regole imposte dal Dpcm del 2 marzo scorso. Il Tribunale, per ora, ha parlato di provvedimenti che “non appaiono supportate da una adeguata istruttoria”. La palla passa quindi al Consiglio dei Ministri ed è una patata decisamente bollente.

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La questione è piuttosto ampia. Secondo il Tar, una serie di possibili misure, come quelle di disporre la sospensione delle attività didattiche in presenza solo in aree circoscritte, non sarebbero state prese in considerazione dal Comitato tecnico-scientifico. Il che avrebbe ridotto il paniere delle possibilità, influendo sul percorso didattico degli alunni. In poche parole, a essere messa in discussione è la rigidità, ritenuta a quanto pare aprioristica, delle misure messe in atto nei confronti delle scuole. I giudici hanno prodotto in merito due ordinanze, accogliendo le ragioni dei ricorrenti e interpellando il governo affinché fornisca con maggiore chiarezza le evidenze scientifiche che hanno portato alla decisione.

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Per i giudici la questione Dpcm dice al momento questo: “Non esistono evidenze scientifiche solide e incontrovertibili circa il fatto che il contagio avvenuto in classe influisca sull’andamento generale del contagio”. Parole piuttosto pesanti considerando quanto delicato sia l’argomento. Anche perché il termine del 2 aprile è piuttosto prossimo e il nodo da sciogliere è di quelli importanti. In aiuto potrebbe venire il periodo delle vacanze di Pasqua ma il termine resta comunque esiguo per capire come si procederà. Nel frattempo, comunque, il Tar ritiene legittimo il Dpcm per quel che riguarda le misure relative ai teatri. Restrizioni confermate: su questo si converge.