In alcuni specifici casi è prevista la corresponsione di almeno una parte di TFR in anticipo. Ecco quando ciò può accadere e a quali condizioni

TFR in anticipo
Lavoratori (Fonte foto: web)

In alcuni frangenti della propria esistenza può capitare che il lavoratore abbia bisogno del TFR in anticipo. Che si trovi a sostenere un’ingente spesa, o far fronte ad un periodo particolare di crisi economica, qualsiasi impiegato ha pieno di diritto di richiedere quanto meno un anticipo della somma totale.

Naturalmente esistono alcune norme che disciplinano certe situazioni. In base all’articolo 2120 del codice civile, il Trattamento di fine rapporto è un diritto di ogni lavoratore nel momento in cui finisce il periodo lavorativo. In linea generale quindi lo si percepisce solo una volta che le strade di datore e dipendente si dividono, ma esistono delle particolari eccezioni che consentono di poterne usufruire quando il rapporto contrattuale è ancora in essere.

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TFR in anticipo: quando è erogabile e modalità di calcolo

Il primo criterio per poter inoltrare la richiesta è che il TFR sia stato maturato. Non è possibile avanzare la pratica per quello “da maturare”. Nella maggior parte delle situazioni si può ottenere un anticipo TFR del 70%, mentre in casi “estremi” come l’acquisto della casa per la famiglia o per un figlio la percentuale si alza di un ulteriore 5%. 

L’anticipo è applicabile anche per i lavori di ristrutturazione, restauro e manutenzione. Il lavoratore deve però avere alle spalle almeno 8 anni di contributi. Non è richiesto il versamento per tutto questo tempo a fronte di spese sanitarie per situazioni gravi che riguardanti il lavoratore o i membri della sua famiglia.

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Per qualsiasi altro tipo di esigenza non ricomprese in quelle elencate, la quota scende drasticamente. Si può infatti ottenere l’anticipo solo del 35% del TFR maturato fino al momento della richiesta a fronte dei celebri 8 anni di contributi versati all’azienda per cui si presta servizio.