Misure cautelari nei confronti di due mediatrici albanesi e del figlio di una di esse: avrebbero messo in atto una truffa favorendo loro connazionali nell’accesso alle cure.

Truffa Sistema sanitario
Foto di Antonio Corigliano da Pixabay

Un complesso meccanismo di frode nei confronti del sistema sanitario nazionale. E’ questa l’accusa mossa nei confronti di tre persone, due cittadine albanesi e al figlio di una di loro, poste rispettivamente ai domiciliari, all’obbligo di firma e alla sospensione dal pubblico ufficio. Le misure cautelari sono state eseguite dai Carabinieri del Comando provinciale di Torino, che hanno agito su ordinanza del Gip torinese. L’obiettivo, neutralizzare presunti episodi di truffa e accesso abusivo in banca dati.

Uno degli accusati in particolare, italiano, era impiegato presso l’Agenzia delle Entrate. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, i tre avrebbero costruito un meccanismo di frode che consentiva loro di garantire a dei loro connazionali delle cure mediche gratuite, pur senza averne diritto. Le disposizioni cautelari arrivano al termine di un’indagine andata avanti tra settembre 2019 e ottobre 2020. Un anno durante il quale i militari del Nucleo Investigativo di Torino avrebbero documentato la dinamica della frode.

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Truffa al Sistema Sanitario Nazionale, blitz dei Carabinieri: la frode

Secondo quanto appurato dai Carabinieri, le due donne operavano come mediatrici culturali nei centri di Informazione salute immigrati (Isi) di Torino. E anche in alcuni distaccamenti provinciali. Favorite da questa posizione, avrebbero messo in atto dei favoritismi illeciti nei confronti di persone di nazionalità albanese, consentendo loro di accedere a delle cure di fatto inaccessibili se non previ requisiti. Le quali, di fatto, sarebbero state totalmente in carico ai contribuenti. Il “consiglio” che le donne avrebbero dato ai loro connazionali era di dichiarare un tempo di permanenza superiore a tre mesi (ovvero il tempo consentito per ragioni di turismo), così da risultare in regola.

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Sarebbero almeno 152 le persone albanesi che avrebbero beneficiato del sistema ordito dal trio. E, a quanto pare, la maggior parte di loro avrebbe raggiunto l’Italia proprio allo scopo di curarsi in modo gratuito. L’unica eccezione, il Testo unico di riferimento, all’articolo 35, la prevede qualora il cittadino extracomunitario si trovi in comprovata situazione di indigenza. Proprio allo scopo di evitare frodi, a queste persone viene assegnato un codice Stp (straniero temporaneamente presente) di identificazione.