Nuova tassa in arrivo a maggio, potrebbe nascondere una brutta sorpresa

Si tratta della Digital tax, che dopo diversi rinvii dovrebbe entrare in vigore a maggio. Rispetto a come era stata concepita però potrebbe avere degli effetti non proprio graditi

Digital tax
Fonte Pixabay

Torna come un fulmine a ciel sereno la Digital Tax. Dopo essere stata già ponderata in passato, stavolta sembra davvero dover entrare in vigore. Addirittura il Ministero dell’Economia e Finanza prevede che la prima rata dovrà essere pagata entro la metà di maggio. 

Il Governo si è preso un po’ più di tempo per valutare il rapporto tra costi e benefici e le modalità di riscossione. Ed è proprio questo il punto che potrebbe rappresentare il pomo della discordia. Infatti la tassa potrebbe avere degli effetti direttamente sui consumatori finali. 

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Digital tax: chi riguarda e a quanto ammonta

Con questa imposta, lo Stato ha come obiettivo quello di recuperare il gettito fiscale delle multinazionali del web. Quest’ultime però si sono sempre “salvate” in base al principio per cui le tasse devono essere versate nel paese dove si genera il reddito. 

Dunque nello specifico la Digital Tax dovrebbe riguardare le imprese con un fatturato totale di 750 milioni di euro e con ricavi ottenuti sul territorio nazionale che non superino i 5 milioni e mezzo di euro. Il nocciolo della questione è proprio questo, è necessario trovare un modo per capire il fatturato realmente prodotto in Italia.

Per quanto concerne l’aliquota, ammonta al 3% sui ricavi e va versata ogni tre mesi. Oggetto di tassazione sono i servizi di pubblicità online a cui accedono gli utenti. Inoltre saranno tassati anche coloro che dispongono di un sistema di interfacciamento che consenta agli utenti di rimanere in contatto in maniera più semplice.

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Ma in che modo questa tassa può destabilizzare i consumatori finali? Semplice, con l’entrata in vigore della tassa molti servizi attualmente gratuiti potrebbero invece diventare a pagamento. Non potendoci più rinunciare, gli utenti si ritroverebbe a dover accettare questo cambiamento, anche se controvoglia. Le aziende dal canto loro si tutelerebbero non avendo di fatto nessun problema ad adempiere al nuovo onere.