Home Attualità Bar e ristoranti in ginocchio: bruciati 300 mila posti di lavoro

Bar e ristoranti in ginocchio: bruciati 300 mila posti di lavoro

Il settore, forse maggiormente colpito dalla crisi innescata dalle chiusure forzate di questi mesi. Troppi i posti di lavoro persi.

Locali chius
Locali chiusi (Adobe)

La crisi ha colpito tutti i settori dell’economia italiana. Pochi, davvero pochi quelli che hanno resistito, o addirittura aumentato il proprio giro d’affari nel corso di quest’incredibile ultimo anno. L’epidemia di covid, la necessità di limitare prima aspramente, poi parzialmente, l’attività di bar e ristoranti su tutti, ha prodotto una crisi senza precedenti nel settore della ristorazione. Ovviamente non vanno dimenticati gli altri settori colpiti. Quello turistico ad esempio, con alberghi e strutture ricettive in ginocchio, o quello della cultura e dell’intrattenimento, teatri, cinema costretti a fare i conti con le perdite e le difficoltà.

Bar e ristoranti, come si diceva, prima duramente, nel corso del primo lockdown di marzo 2020 e poi parzialmente in seguito ai successivi provvedimenti man mano dal precedente Governo, hanno visto del tutto compromessa la propria attività ed ogni certezza nei confronti di un futuro sereno e positivo. Centinaia di migliaia i posti di lavoro letteralmente bruciati. Svariate le attività costrette alla chiusura o all’indebitamento selvaggio.

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Bar e ristoranti in ginocchio: i numeri di un crollo senza precedenti

In un recente documento, stilato da Fipe-Confcommercio, si fa riferimento proprio al crollo dell’occupazione nel settore dei bar e della ristorazione. Si parla di quasi 300mila posti di lavoro in meno rispetto al dato de 2019. Un dato che riguarda prettamente il target dei giovani, se si considera che il 70% di quelli che anno perso il proprio posto di lavoro ha meno di 40 anni. Camerieri, cuochi, barman, tra i più colpiti in assoluto dalla crisi covid.

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“Ogni volta che si intravedeva uno spiraglio di ripresa –  comunica Fipe-Confcommercio – ecco arrivare nuove chiusure. Si è smesso di investire sul futuro e infatti tra i più penalizzati ci sono stati i giovani e i giovanissimi. La speranza è che si possa invertire il trend una volta per tutte e che questo sia davvero l’ultimo sforzo. Ma occorre programmare la ripartenza sin da subito”.