Figura storica, imprenditore nell’automotive e nello sport, la vita di Gianni Agnelli attraversa quella del Novecento italiano.

Gianni Agnelli
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Comincia tutto a fine Settecento, nelle valli cuneesi di Racconigi. Giuseppe Francesco è uno dei rampolli di una famiglia impiantata lì da poco. E capostipite di una dinastia di figure imprenditoriali fra le più eminenti nel nostro Paese. A quei tempi i venti sono quelli del cambiamento, il Piemonte è la pietra d’angolo del Regno Sabaudo, Torino il fulcro di un Ottocento che porterà il futuro Regno d’Italia fuori dall’influenza asburgica e nel pieno di un’unificazione che nell’imprenditoria vedrà impiantata buona parte della sua costruzione. Giuseppe Francesco muore poco dopo la proclamazione del Regno, nel 1866, lasciando in eredità al figlio Edoardo prima e al nipote Giovanni poi le redini della dinastia imprenditoriale da lui forgiata.

Giovanni Agnelli, senatore del Regno d’Italia e cofondatore della Fiat, darà nome anche a suo nipote. Gianni è il nomignolo, per distinguerlo dall’autorevole nonno che, per circa vent’anni, lo istruì per prendere il posto alla guida degli affari di famiglia. Scelto personalmente, il giovane Gianni arriverà alla presidenza della Fiat solo nel 1966, guarda caso nel centenario della morte del suo trisavolo. Forse per destino, o magari per discendenza… Più probabilmente per talento innato, l’Avvocato porterà l’azienda di famiglia al periodo di massima espansione.

Avrebbe voluto fare come suo nonno Gianni Agnelli. Lasciare il timone a un erede designato, scegliendo il suo omonimo Giovanni, figlio di suo fratello Umberto, alla guida dell’azienda una volta giunto il momento. La prematura scomparsa di Giovannino nel 1997 colpì duramente la famiglia e anche l’Avvocato (soprannome ricevuto per la sua laurea in Giurisprudenza), che di lì a poco soffrirà anche il suicidio del suo primogenito Edoardo. Troverà nel nipote John, figlio della sua secondogenita Margherita, la persona giusta a raccoglierne il testimone.

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Gianni Agnelli, i cento anni dell’Avvocato:

Un’eredità che, oggi, John Elkann porta avanti assieme alla presidenza di gruppi storici come Ferrari, Stellantis, Giovanni Agnelli B.V. e GEDI Gruppo Editoriale. L’unico, probabilmente, in grado di assumere il pesante fardello dell’accostamento a figure storiche come quelle di suo nonno e del suo bisnonno, ritenuti fra i più importanti imprenditori della storia dell’Italia unita.

Un parterre di interessi che la famiglia non rivolgerà solo al mondo dell’automotive: accanto alla Fiat, Gianni prese il controllo anche della Juventus come prima di lui fece suo padre Edoardo. Al suo periodo di presidenza corrispose l’arrivo, allora in veste di calciatore, di Giampiero Boniperti che diventerà a sua volta presidente nel 1971. A lui si devono 16 dei trofei vinti dal club bianconero, record che sarà tuttavia superato da un altro Agnelli, Andrea, figlio di Umberto.

Due anni come uomo-guida juventino, più di cinquant’anni figura centrale e presidentissimo della Fiat, quella di Gianni Agnelli è una storia quasi unica, che attraversa la storia politica d’Italia e anche quella d’Europa. Non solo per i suoi 12 anni da senatore o per i quasi quaranta come sindaco di Villar Perosa. Da lui anche gesti storici, come l’apertura nel 1976 di uno stabilimento Fiat a Togliatti, nell’allora Urss o l’accordo, sempre nel 1976, per l’ingresso di capitali libici nella holding torinese. Un giro d’affari enorme che rende estremamente difficile inquadrare una somma patrimoniale.

Qualche anno fa si ipotizzava un “tesoro” stimato in 109 milioni di euro. Ma è probabile che possa trattarsi di una somma indicativa. Più importante ricordarne la figura, decisamente avanti coi tempi.