Percepisce soldi per l’invalidità, ma era tutta un’incredibile finzione

La truffa le ha fatto fruttare migliaia di euro. Secondo l’accusa la sua malattia è “parzialmente o totalmente inesistente”.

Assegno invalidità

Una quarantasettenne annoverata tra le furbette, finta invalida, ha truffato lo stato per migliaia di euro.

Ben quindici anni è durata la sua messa in scena, cosi tanto la donna ha fatto credere di essere una persona disabile, percependo di rimando migliaia di euro in aiuti.

La donna si sarebbe garantita infatti 125.000 euro legate alla pensione d’invalidità civile e all’indennità di accompagnamento e altri 135.000 per l’indennità relativa all’inabilità lavorativa dal 2005 al 2020.

Secondo l’accusa infatti le dichiarazioni false della donna porterebbero ad una tesi secondo cui la malattia sarebbe “parzialmente o totalmente inesistente”.

In Italia il fenomeno dei falsi invalidi è diffusissimo, ma se questi furbetti vengono beccati, rischiano una denuncia per truffa allo Stato, dovendo poi restituire ciò che hanno percepito indebitamente.
I falsi ciechi, disabili o malati terminali dichiarano indebitamente queste malattie per percepire assegni di invalidità dall’Insp, aiutati da medici poco professionali che firmano certificati falsi di conferma della malattia.
Per questo i truffatori dello Stato rischiano una denuncia per truffa aggravata, rischiando fino a 7 anni di carcere.
I medici che sono corrotti per la compilazione di certificati falsi rischiano poi anch’essi pene severe, che vanno fino alla radiazione dall’albo.
I finti invalidi che dichiarano il falso infatti commettono un reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (ex articolo 640 bis del Codice penale). Questo riguarda la dichiarazione del falso e si riflette anche sulla dichiarazione di una possibile invalidità.
Ovviamente bisognerà risarcire lo Stato di tutto ciò che è stato prelevato indebitamente; anche per il medico che ha scritto il certificato le pene sono severissime: vanno dai 400 ai 1600 euro, la radiazione istantanea dall’albo e, se dipendente pubblico, il licenziamento.
Ovviamente anche il medico stesso dovrà risarcire lo Stato dei soldi presi indebitamente.
Sono considerati invalidi civili i non vedenti, non udenti, i cittadini tra i 18 e i 65 anni di età affetti da minorazioni congenite, acquisite e progressive cui viene accertata una percentuale di invalidità superiore al 33% con conseguente riduzione permanente della capacità lavorativa.