Il governo e il Cashback del futuro: l’ultima chance è il restyling

Draghi e i suoi ministri studiano le modifiche che (forse) salveranno la misura: per il Cashback potrebbe cambiare il sistema di calcolo.

Cashback

Che fine farà il Cashback se lo chiedono un po’ tutti, indipendentemente dal maxi-rimborso di 1.500 euro. La sensazione, infatti, è che la misura pensata dal governo Conte per incentivare gli acquisti in negozio, il sistema cashless e i consumi base, sia infatti destinata a naufragare. Il governo Draghi, premier su tutti, non ha mostrato simpatia per il provvedimento introdotto e le ultime notizie sui “furbetti” che hanno cavalcato il buco normativo sul limite minimo di tassazione non ha aiutato a far cambiare opinione. Ne deriva che, se non ora, nei prossimi mesi il Cashback sarà passibile di qualche modifica.

Non si ancora come né quale. Di certo è che persino l’ipotesi di depennare completamente la misura e destinare le risorse a qualcosa di più urgente pare presa in considerazione. Un’eventualità che sembra sgonfiarsi ogni giorno che passa comunque, lasciando il posto a più concrete ipotesi di correzioni, revisioni, riadattamenti e tutto quello che potrebbe servire a renderla una misura più organica. In sostanza, almeno per ora, chi sta tentando la scalata all’Olimpo può stare tranquillo.

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Il governo e il Cashback del futuro: cosa potrebbe cambiare

La questione del Cashback di Stato continua a tenere banco ormai da tempo ma sembra che il rimborso per chi partecipa alla gara alla fine arriverà. Da capire se in futuro la misura sarà identica a ora o se subirà qualche modifica. Questa seconda eventualità sembra quella più concreta anche per il suddetto “problema dei furbetti”. Le pompe di benzina, in particolare, hanno denunciato il trucco dei mini-rifornimenti (anche di pochissimi centesimi), alzando il livello dei costi e non spostando praticamente di nulla quello dei guadagni.

In ballo, innanzitutto, una possibile modifica del sistema di calcolo. Delle varie operazioni digitali naturalmente, quelle che consentono di arrivare al tetto di spesa agognato per riuscire a intascare il rimborso delle spese, attualmente previsto ogni 6 mesi. L’obiettivo è proprio limitare i pagamenti “furbi” e regolamentare meglio la questione. Anche per questo sembra pronto a intervenire PagoPa, che starebbe studiando una sorta di algoritmo per individuare le transazioni “sospette”. Forse un ragionamento più cervellotico del previsto, dal momento che l’inserimento di un tetto minimo di spesa, in questo senso, risolverebbe parecchi problemi.